Dieta e cali di zucchero, attenzione: cosa si rischia

Fame? Questione di testa. Ecco come possiamo mangiare meno

ROMA – Quando si è a dieta uno dei fattori più importanti da tenere in considerazione è senza dubbio quello in relazione ai cali di zucchero. Quando infatti siamo alle prese con un regime alimentare particolarmente rigido, può accadere non solo di sentirci un po’ tristi o irascibili nella peggiore delle ipotesi ma anche di sentirci stanchi e affaticati. Forse molti ignorano che la nostra reazione può non dipendere solo da una giornata andata storta, ma anche da fattori metabolici. L’umore e la fame sono infatti strettamente collegati. Per qualcuno è scontato, per altri no.

Un improvviso calo di glucosio che si può avere quando si è molto affamati può influire sulle nostre emozioni e sul comportamento: può renderci più negativi e aumentare lo stress, che è a sua volta un nemico della dieta. A mettere in luce questo aspetto del rapporto tra alimentazione e umore sono stati i ricercatori dell’Università di Guelph, che hanno pubblicato il loro studio sulla rivista scientifica Psychopharmacology.

L’analisi degli studiosi è stata condotta sui topi. E’ stato dimostrato che quando i ricercatori hanno somministrato loro un bloccante del glucosio (al fine di indurre una fase di ipoglicemia) ci sono stati picchi più elevati di cortisolo (un ormone indicatore dello stress) e maggiori segni di comportamenti simili a quelli del cattivo umore. Successivamente è stato sufficiente somministrare agli animaletti un antidepressivo comune e il comportamento negativo è sparito, tornando alla situazione di partenza. La dimostrazione che c’è un collegamento tra umore e alimentazione.

“Quando le persone pensano agli stati d’animo negativi e allo stress, pensano ai fattori psicologici, non necessariamente ai fattori metabolici. Abbiamo scoperto che uno scarso comportamento alimentare può avere invece un impatto“, ha spiegato Thomas Horman, che ha guidato lo studio. Per i ricercatori questa analisi può essere utile per approfondire il campo dei trattamenti di chi soffre di ansia o depressione, ma apre nuovi scenari nella connessione tra depressione e malattie come obesità, diabete, bulimia e anoressia.

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