Diabete, caffè meglio del succo di frutta: lo studio

Diabete, caffè meglio del succo di frutta

Bere una bevanda zuccherata in meno al giorno, a favore di un tè o caffè senza zuccheri aggiunti, può ridurre il rischio di diabete fino al 10 percento, secondo un nuovo studio, pubblicato on line sulla rivista Diabetes Care. I ricercatori hanno scoperto che le persone che aumentano il loro consumo di bevande analcoliche, nonché i succhi di frutta, sono maggiormente a rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Inoltre, lo scambio con bibite dietetiche o bevande zuccherate artificialmente non ha ridotto il rischio.

Come si legge sul Daily Mail, il dottor Jean-Philippe Drouin-Chartier, postdottorato presso l’Università di Harvard, ha dichiarato: “Lo studio fornisce ulteriori prove che dimostrano i benefici per la salute associati alla riduzione del consumo di bevande zuccherate e la sostituzione di queste bevande con alternative più salutari come acqua, caffè o “.

Il professor Frank Hu, autore senior dello studio, ha aggiunto: “I risultati dello studio sono in linea con le attuali raccomandazioni per sostituire le bevande zuccherate con bevande non caloriche prive di dolcificanti artificiali. Sebbene i succhi di frutta contengano alcuni nutrienti, il loro consumo dovrebbe essere moderato”.

Bisogna tuttavia sottolineare che un precedente studio pubblicato sul Journal of Nutritional Science nel 2018 suggeriva che il consumo di succo di frutta al 100%, senza zuccheri aggiunti, non è correlato all’aumento del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, malattia metabolica in cui l’organismo non è in grado di rispondere all’insulina, ormone che riduce i livelli di zuccheri nel sangue.

I ricercatori del Center for Chemical Regulation and Food Safety, negli Usa, hanno condotto una revisione sistematica ha coinvolto una meta-analisi di 18 studi randomizzati controllati per valutare l’effetto sui livelli di insulina e glicemia, di succo contenente al 100% frutta come mela, agrumi, bacche, melograno e uva. Ne è emerso che non ha un impatto significativo sull’insulina a digiuno, sul glucosio nel sangue a digiuno o sull’insulino-resistenza.

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