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Allergie alimentari, combatterle con il cibo

Combattere le allergie alimentari attraverso il cibo, con la immunoterapia orale. All‘Ospedale Buzzi di Milano è possibile: come racconta il Corriere della Sera, ha appena aperto i battenti un ambulatorio dedicato. Il centro, diretto dal professor Gian Vincenzo Zuccotti, permette di combattere allergie al grano e alla frutta a guscio e alle arachidi (che sono un legume).

“Gran parte delle allergie alimentari, come quelle a latte e uova, spesso tendono a risolversi spontaneamente con la crescita, in media intorno ai cinque anni, spiega Enza D’Auria, responsabile del nuovo centro dedicato alla desensibilizzazione orale dell’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano. La terapia consiste nell’eliminare dalla dieta l’alimento incriminato, per poi provare a reintrodurlo a intervalli periodici seguendo i tempi e le modalità suggerite dal pediatra allergologo. Diversamente, le allergie alimentari alla frutta a guscio e alle arachidi tendono a essere persistenti: la risoluzione spontanea si verifica in meno del 10 per cento dei casi con nocciole, noci e mandorle e in solo il 20 per cento con le arachidi. Quando non si assiste a una risoluzione spontanea entro i cinque o sei anni, la terapia di desensibilizzazione orale potrebbe rappresentare un’opzione valida per chi soffre di queste o altre allergie alimentari, soprattutto se in forma grave e quindi con il rischio di avere uno shock anafilattico anche per tracce o dosi molto basse di alimento”.

Negli ultimi anni sono stati molti i tentativi di indurre la tolleranza alimentare attraverso la immunoterapia per alimenti, un approccio che può indurre un grado variabile di desensibilizzazione attraverso l’assunzione continuativa dell’alimento, senza sperimentare reazioni avverse. Al momento non è chiaro se la desensibilizzazione sia di lunga durata, forse anche perché le sperimentazioni sono solo all’inizio.

Ma in che cosa consiste esattamente questo metodo? Spiega ancora D’Auria:

“La desensibilizzazione orale agli alimenti si basa sulla somministrazione graduale e progressiva di un alimento, partendo da piccole dosi e cercando di arrivare a una quantità di cibo predeterminata oppure alla dose massima tollerata dal paziente. Idealmente questo trattamento dovrebbe essere svolto in un ospedale che disponga di una rianimazione pediatrica, in modo da poter attuare un intervento tempestivo qualora si verificassero eventi avversi, tra cui anche lo shock anafilattico”.

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