Vitamina D: dosi eccessive sono rischiose per la salute

Vitamina D: dosi eccessive sono rischiose per la salute

Credenza comune è che le vitamine non possano altro che far bene al nostro organismo, anche se assunte in dosi giornaliere maggiori di quelle consigliate dagli esperti di nutrizione. Una credenza decisamente sbagliata, poiché è dimostrato che assunzioni prolungate di dosi eccessive di vitamine possono causare fenomeni di tossicità acuta o cronica, o comunque invalidare i risultati sperati.

I ricercatori della Veterans Affairs Medical Center e dell’università del Minnesota, di Minneapolis, hanno recentemente pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology Metabolism una ricerca che ha evidenziato come livelli elevati di vitamina D, ritenuta importantissima per lo sviluppo osseo e per l’assorbimento del calcio, possa in realtà provocare un effetto contrario rispetto a  quello che si voleva ottenere.

Lo studio condotto dal team di americani ha misurato i livelli di vitamina D nel sangue di oltre 6 mila donne, di età superiore ai 69 anni, soffermandosi sul calcidiolo, una forma inattiva della vitamina che costituisce una riserva per il nostro organismo. I livelli registrati sono poi stati confrontati con lo stato di salute delle ossa, valutandone la fragilità, ed è emerso come le ossa più fragili non corrispondessero solo alle donne con bassi livelli di calcidiolo nel sangue, ma anche in quelle donne dove i livelli erano decisamente superiori al normale.

Le percentuali parlano chiaro: le donne con minore fragilità ossea hanno presentato livelli di calcidiolo compresi tra i 20 e i 30 miliardesimi di grammo (nanogrammi) per millilitro di sangue, mentre le donne con livelli inferiori ai 15 nanogrammi per litro, o superiori ai 30, hanno rispettivamente mostrato il 47 per cento di fragilità ossea e il 32 per cento rispetto al campione di donne con valori normali.

L’assunzione di vitamina D può essere integrata con l’alimentazione, ma sono pochi i cibi che ne contengono quantità apprezzabili: pesci grassi come il salmone o le aringhe, il latte e ed i formaggi particolarmente grassi, le uova, il fegato e le verdure verdi. Ad esserne particolarmente ricco è inoltre l’olio di fegato di merluzzo. La produzione di tale vitamina è particolarmente stimolata dall’esposizione alla luce solare, infatti durante l’estate si verifica una sovrapproduzione che crea una ‘riserva’, che sarà sfruttata durante il periodo invernale.

La vitamina D è sicuramente molto importante per il nostro organismo, ma come lo studio ha evidenziato la supplementazione non corrisponde ad un migliore stato di salute, come la principale autrice della ricerca, Kristine Ensrud, ha spiegato: “La sua popolarità è cresciuta negli ultimi anni, anche se l’associazione tra i livelli di vitamina D presenti nell’organismo ed eventuali rischi per la salute negli anziani è ancora incerta. Infatti il nostro studio non dimostra che quanto più alti sono i livelli, tanto più bassi sono i rischi di fragilità ossea o di morte. Al contrario, anche alti livelli sono associati ad un aumento della fragilità”. Ulteriori test andranno dunque eseguiti per determinare quali sono i livelli di tossicità e che rappresentano un rischio per la salute.

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