Studio anti-obesità svela: "L'ultima cena nei dipinti è sempre una grande abbuffata"

Studio anti-obesità svela: "L'ultima cena nei dipinti è sempre una grande abbuffata"

L'Ultima cena di Leonardo

Quando il pranzo pasquale farà versare lacrime di coccodrillo per aver mangiato troppo, per essersi lasciati andare all’ennesima abbuffata, ci sarà un’occasione in più per essere consapevoli di quanto l’abitudine al consumo smodato di cibo sia ormai radicata. Lo è talmente che anche l’iconografia biblica ne è pervasa, come si vede dai cibi che appaiono nelle raffigurazioni dell’Ultima Cena realizzate da importanti artisti dell’ultimo millennio.

Infatti l’analisi, pubblicata sull’International Journal of Obesity, di svariati dipinti che raffigurano l’Ultima Cena mostra che le porzioni del pasto e anche le dimensioni dei piatti sono cresciute nelle opere portate a compimento negli ultimi mille anni divenendo sempre più abbondanti, come le porzioni oggi servite ai ristoranti, che, di fatto, inducono all’abbuffata. Lo studio è stato condotto presso la Cornell University di Ithaca da Brian Wansink, Professore di Marketing e Economia Applicata alla Cornell che da molti anni si occupa di ricerche su abitudini alimentari, stili di vita e influenza della situazione economica su ciò che mettiamo a tavola.

L’analisi dell’iconografia dell’Ultima Cena si basa sull’esame del repertorio di dipinti raccolti nel libro “L’Ultima Cena” del 2000. In rapporto alla grandezza della testa degli apostoli, nelle immagini che dipingono la cena della Pasqua ebraica, la grandezza delle porzioni e dei piatti è aumentata moltissimo nel tempo. Lo studio, ha riferito Wansink in un’intervista all’Ansa, ha compreso anche opere di italiani tra cui quelle di Duccio, Pietro Lorenzetti, Domenico Ghirlandaio e naturalmente il Cenacolo di Leonardo custodito presso il refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano, in cui, ha ricordato Wansink, non cè però agnello e pane ma anguille, che erano un piatto tipico nell’epoca leonardiana.

«Abbiamo esaminato 52 tra le più famose rappresentazioni dell’Ultima Cena – ha raccontato Wansink – e analizzato le porzioni delle portate, del pane e dei piatti confrontandole con le dimensioni medie delle teste degli apostoli».È emerso che le dimensioni delle pietanze sono cresciute gradualmente negli ultimi mille anni del 69 per cento; in particolare gli esperti hanno riscontrato un aumento del 66 per cento della grandezza dei piatti e il 23 per cento in più per le dimensioni del pane. «Ne desumiamo – ha detto Wansink – che l’abitudine a porzioni sempre più ricche è comparsa molto tempo fa e si è accentuata su un lungo periodo storico e non è quindi una tendenza emersa di recente nei ristoranti».

I Vangeli sono avari di dettagli sulle pietanze presenti all’Ultima Cena, si menziona solamente il pene e il vino e la preparazione della cena pasquale ebraica (che tradizionalmente comprende agnello e pane azzimo), senza fornire altre informazioni sui cibi consumati. Quindi, ha detto lo studioso, «ogni cosa che un artista dipinge potrebbe essere determinato solo da ciò che era ritenuto normale, tipico e appropriato per la società in cui l’artista viveva».

«Poiché il cibo è divenuto sempre meno costoso e più disponibile – ha concluso Wansink – questo potrebbe spiegare perché le porzioni rappresentate nei dipinti dell’Ultima Cena sono cresciute nell’ultimo millennio».

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