Veronesi: "La chemioterapia senza perdere i capelli e la radioterapia con una sola iniezione"

Veronesi: "La chemioterapia senza perdere i capelli e la radioterapia con una sola iniezione"

Umberto Veronesi

Affrontare il cancro e la chemioterapia senza perdere i capelli. Combattere il tumore con una radioterapia per cui basta un’iniezione. Sono le nuove sfide dell’oncologo Umberto Veronesi, che ha presentato due nuove terapie all’Istituto Europeo di Oncologia a Milano.  “Stiamo usando un farmaco chemioterapico che non fa cadere i capelli. E’ una delle tante iniziative che abbiamo avviato perché vogliamo vincere una nuova sfida, in difesa della qualità di vita delle pazienti. Noi sappiamo che possiamo guarirne oltre l’80%, ma ora ci poniamo il problema di come le guariamo. L’obiettivo è fare in modo che le cure non spaventino più della malattia”, assicura il direttore scientifico dell’Ieo.

Lo studio clinico “avviato dall’Istituto con il farmaco Caelix – spiega Veronesi – punta a ridurre la tossicità della chemioterapia”. Il farmaco usato è stato finora utilizzato nelle fasi avanzate dei tumori alle ovaie e al seno: non causa la perdita dei capelli e ha una tossicità ridotta per il cuore.

“I capelli possono essere una componente importante dell’identità di una donna”, spiega Veronesi. “Il cancro al seno non solo non deve essere più un big killer, ma nemmeno un nemico della femminilità”, avverte.

“Abbiamo strumenti sofisticati che ci permettono di scoprire noduli invisibili e impercettibili al tatto. Tanto che oggi operiamo un terzo di pazienti con tumori ‘pre-clinici’. Ne abbiamo studiate 1.258 e abbiamo visto che il 98% risulta guarita. Questo dato fa capire quanto siano importanti i programmi di prevenzione”, ribadisce lo scienziato.

Nuova allo studio c’è anche la procedura Iart, una procedura che rende molto meno invasiva la radioterapia. Non c’è nessun ciclo di radioterapia esterna di due mesi ma è il chirurgo che, subito dopo aver asportato il nodulo, inietta delle molecole di avidina nell’area interessata. Uno o due giorni dopo il medico nucleare inetta in endovena, con una siringa da insulina, della biotina (cioè vitamina H) videomarcata con ittrio 90.

Tra le mille donne che ogni anno si riuniscono al centro anche la regista teatrale Andrée Ruth Shammah racconta la sua esperienza: “Se non me lo avessero detto e se non lo avessi letto negli occhi degli altri, non avrei capito di avere un tumore”. Shammah racconta di essere entrata in ospedale “un mercoledì. Due giorni dopo ero di nuovo al lavoro. Sono una di quelle che hanno scoperto il tumore quando era davvero piccolo. Tanto che alla fine mi ha toccato di più un problema alle corde vocali che ha modificato la mia voce, che il tumore al seno”.

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