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Terapia verbale: una risata vi salverà. Ecco come si guarisce con il "pazientese"

Gabriella Mereu, cura i malati con il "pazientese"

Le parole come placebo. Psicomagia o omeopatia all’avanguardia? Gabriella Mereu, medico chirurgo, omeopata e grafologa, cura i suoi pazienti con una tecnica insolita che farebbe (se non fa già) rabbrividire la medicina tradizionale di tutto il mondo: il “pazientese”. Eppure sono in tanti a seguire i suoi seminari e a ritenere valido il principio secondo il quale “il paziente si cura da solo”.

Un giorno, durante una visita ad un allergico che non riusciva a curare in alcun modo, alla dottoressa Mereu venne un’idea: se l’omeopatia non è un rimedio ma un principio, allora questo principio si può usare anche solo verbalmente.

Il concetto di fondo è uno, come spiega la stessa dottoressa: «La terapia verbale è una terapia omeopatica, verbale, che cura il male con lo stesso male, cioè il paziente quando esprime la sua malattia usa inconsciamente un linguaggio poetico e metaforico collettivo che io chiamo ‘pazientese” che si compone di proverbi, modi di dire, filastrocche».

Tutti i malati sono diversi, tutte le storie sono diverse, pertanto il “pazientese” non ha regole fisse.Vi sono tuttavia delle parole che si ripetono molto più spesso di altre e che perciò suggeriscono l’impronta collettiva per poter denominare ciò un linguaggio. Le espressioni come “sento come una palla” oppure “ho una nocciolina, una pallina” si possono riferire sia ad una sensazione che a una neoformazione, come a una cisti, un tumore, un linfonodo gonfio e spesso hanno un’ attinenza con un problema di natura sessuale. Anche “accavallare, sovrapporre, schiacciare” hanno  un significato sessuale.  Se si ha prurito, invece, si ha a che fare con una persona che vorrebbe liberarsi di qualcuno o di una situazione incresciosa che non sopporta.

Fin qui tutto chiaro, ma come guarire? «La risposta terapeutica più bella è la risata del paziente dopo che gli traduco la sua metafora – spiega il medico cagliaritano –   e quasi sempre so che guarirà».  Al paziente non resta altro che divertirsi mentre viene curato. Il sintomo è già nelle sue parole.

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