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Donna muore in Thailandia dopo una cura con staminali per una malattia renale

Una donna, affetta da una malattia renale, è morta dopo essere stata curata con una terapia di cellule staminali presso una clinica privata di Bangkok in Thailandia. A segnalare la notizia è la rivista New Scientist, riprendendola dal Journal of the American society of nephrology, ponendo l’accento sui rischi cui si può incorrere con il “turismo da cellule staminali”.

L’autopsia ha rivelato che la terapia a base di staminali ha quasi sicuramente ucciso la donna che, colpita da lupus nefritico, ha provato questa terapia dopo il fallimento della cura a base di steroidi immunosoppressori. L’esame post-mortem ha rilevato la formazione di strani noduli nel rene, nel fegato e nella ghiandola surrenale.

Circa sei anni fa sono stati condotti dei trial clinici in Europa su persone con malattie renali simili, cui sono state iniettate nel sangue staminali ricavate dal loro midollo osseo. Circa un terzo dei 50 dei partecipanti ha avuto una ricaduta dopo un anno, e 12 di questi sono morti. Tuttavia due terzi ne hanno tratto giovamento, alcuni con la remissione della malattia.

A differenza del trial europeo, in questo caso alla donna le staminali sono state iniettate direttamente in entrambi i reni, in modo che le cellule riparassero direttamente il rene. Dopo 3 mesi dalla cura però le sue condizioni sono peggiorate e ha dovuto ricorrere alla dialisi. Successivamente, le è stato identificato un nodulo nel rene sinistro, che 11 mesi dopo è collassato ed è stato rimosso. Un anno dopo ancora, la donna è morta.

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