Scorbuto, con le diete estreme torna la malattia dei marinai

ROMA – Lo scorbuto nel ventunesimo secolo: la malattia che colpiva i marinai del Quattro-Cinquecento per carenza di vitamina C sta facendo le sue vittime. E non nei Paesi del cosiddetto “terzo mondo”. Ma in Europa e Stati Uniti. Compresa l’Italia.

Il caso nostrano è quello, raccontato dal Corriere della Sera, di Simona Ghiozzi, medico di poco più di trent’anni, da venti con problemi di alimentazione e allergie. Prima, per alcuni disturbi, ha dovuto eliminare dalla propria dieta la frutta secca. Poi il numero degli alimenti che le davano problemi è iniziato a crescere. Fino a quando, due anni fa, è risultata allergica a tutta la frutta e la verdura.

Nel gennaio del 2009, seguendo la nuova dieta priva di vegetali, Simona ha iniziato a stare meglio. Ma in pochi mesi sono comparsi nuovi problemi. Ha petecchie sulle gambe (cioè piccole emorragie cutanee puntiformi), e in generale piccole emorragie sotto l’epidermide.

Ematologi e dermatologi diagnosticano un disturbo dei vasi sanguigni, forse una vasculite. Quando Simona inizia ad avere sangue nelle feci i medici le danno una cura per l’infiammazione dei vasi: i farmaci consistono in alte dosi di cortisone e supplementi di ferro e vitamina C.

Il ferro tiene a bada l’anemia dovuta alla perdita di globuli rossi, la vitamina C rinforza i vasi sanguigni. Simona sembra guarire, ma il merito viene attribuito al cortisone. Nel dicembre del 2009i medici decidono di sospendere la cura. In un paio di mesi Simona peggiora. Tornano le petecchie sulla pelle, insieme ai lividi. I medici le somministrano solo il cortisone. Simona non solo non guarisce, ma peggiora. A novembre non riesce più a respirare, è in affanno perenne.

Viene ricoverata all’ospedale Sacco di Milano. E qui incontra la cardiologa e internista Maria Teresa Landoni. La dottoressa Landoni si interessa al caso di Simone. Scopre che la giovane collega è fortemente anemica. La sottopone ad un’ecografia che rivela una grave ipertensione polmonare. Ma nulla appare nell’elettrocardiogramma e nella Tac polmonare.

Dimessa, Simona torna dopo due settimane con l’anemia peggiorata, piena di ecchimosi e con perdite di sangue dalle gengive e nelle feci.

Solo che arrivata a quel punto, Simona si era documentata, e aveva iniziato a pensare che la causa di tutti i suoi mali fosse, almeno in parte, la carenza di vitamina C dovuta alla sua dieta priva di vegetali. Insomma, l’autodiagnosi dava un nome: lo scorbuto. Sottoposta dalla dottoressa Landoni al dosaggio della vitamina C nel sangue, Simona risulta avere meno di 100 milligrammi per decilitro, quando i valori medi vanno dai 460 ai 1940 mg per dl.

Da allora Simona ha iniziato a prendere venti di vitamina C al giorno. E’ guarita in pochi giorni. Ma il suo caso fa riflettere, sostiene la dottoressa Landoni, sulle malattie che si pensano debellate e che invece, con alimentazioni squilibrate rischiano di tornare a farsi sentire.

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