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Sanità: Un italiano su 4 si fa raccomandare in ospedale

Il Sud si conferma maglia nera per i servizi sanitari. Un meridionale su 2 (il 49%, contro il 30% della media nazionale) non esclude di poter subire, in caso di ricovero, un grave errore medico e oltre il 40% (il 10% nelle regioni settentrionali) considera frequenti i casi di malasanità.

E se farmacie e medici di famiglia rappresentano, un po’ ovunque, il fiore all’occhiello della sanità del Belpaese (con percentuali di gradimento superiori al 90%), spicca – in negativo – come un paziente su 3 (il 42% circa al Sud) sia dovuto ricorrere a una visita privata o “intramoenia” prima di un ricovero programmato in ospedale. La situazione degli ospedali del Sud è fotografata dal rapporto tra cittadini e strutture sanitarie del Censis.

Il giudizio sui tempi d’attesa è negativo. Emerge poi un ricorso quasi necessario alle “raccomandazioni” per entrare in ospedale. Un paziente su 4 (il 30% al Sud) ha dichiarato di esser dovuto ricorrere a “conoscenze personali” per ottenere un ricovero e la ricerca calcola in 30 giorni la “soglia di tolleranza” di un paziente in lista d’attesa, che ha tempi, comunque, troppo lunghi. Si fa prima nelle strutture private convenzionate (in media 27 giorni, contro i 50 complessivi), mentre se ci si rivolge a una struttura pubblica, il tempo dipende dalla modalità di prenotazione.

Chi si è rivolto al Cup (Centro unico di prenotazione) regionale – dopo in media 20 minuti di fila – ha dichiarato di aver atteso 76 giorni per l’ospedale e 78 per il poliambulatorio territoriale. Recarsi direttamente allo sportello, riduce l’attesa a 50 giorni per i nosocomi e 46 per i poliambulatori. Più veloce di tutti si è rilevata l’opzione telefono: 40 giorni per l’ospedale e 25 per il poliambulatorio.

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