Salute: al vaglio il nuovo piano del governo per ridurre le liste di attese per le visite mediche

Salute: al vaglio il nuovo piano del governo per ridurre le liste di attese per le visite mediche

Le lunghe attese che la maggior parte dei cittadini italiani devono affrontare ogni giorno per visite ed esami potrebbero terminare a breve. E’ questo l’auspicio che arriva dal Governo, che recentemente ha varato il nuovo Piano per le liste di attesa 2010-2012. Un Piano ambizioso, che suddivide le prestazioni in 4 classi di prorita’ (urgente, a breve, differibile e programmata), fissa un tetto di 30 giorni per le visite, individua 58 prestazioni da monitorare e crea percorsi diagnostico-terapeutici per le patologie cardiovascolari e oncologiche.

E che potrebbe portare ad una sorta di rivoluzione positiva, considerato che in base all’ultimo rapporto del Tribunale per i diritti del malato nel nostro Paese per un’ecografia all’addome si deve aspettare fino a 340 giorni, per una Tac circa 220 giorni, 1 anno per un intervento di chirurgia generale e 18 mesi per uno di ortopedia. Se applicato dalle Regioni, “dovrebbe cambiare realmente le cose”, aveva sottolineato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio.

Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 23 novembre scorso, infatti, tocca ora alle Regioni, che hanno a disposizione due mesi dalla pubblicazione in GU, che dunque scadranno la prossima settimana, varare i rispettivi Piani Sanitari Regionali. In caso contrario sarebbero tenute a recepire i tempi massimi di attesa per le prestazioni indicate nel piano nazionale. (30 giorni per le diagnostiche e 60 per le strumentali).

“Non vedo timori o pericoli per i cittadini – sottolinea Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva – perche’ nel caso le Regioni non varassero sin da subito i loro piani i tempi massimi di attesa rimarrebbero quelli previsti dal piano nazionale, che sono comunque buoni. Anche se un limite puo’ essere individuato nei tempi di attesa che, purtroppo, saranno rispettati soltanto per le prime visite ed i primi esami diagnostici indicati nel Piano di Governo”.

In ogni caso, aggiunge la coordinatrice del Tdm, “credo che le Regioni che non faranno in tempo a varare subito il piano lo faranno certamente piu’ avanti, perche’ e’ nel loro interesse. E poi non va dimenticato che i piani regionali ovviamente non possono mai essere peggiorativi del piano nazionale”. Una preoccupazione, casomai, prosegue Moccia, “potrebbe venire in relazione ai percorsi diagnostici e terapeutici (Pdt), perche’ nel piano nazionale c’e’ scritto che sono le Regioni che dovranno indicare le modalita’ in base alle quali si devono stabilire i dettagli di questi percorsi”.

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