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Milano decide per "l'estinzione dolce" dei piccioni: uova false sostituiranno quelle covate

Il comune di Milano sogna l’estinzione dolce dei piccioni in una torre riscaldata e immersa nel verde. Una delibera firmata dalll’assessore alla Salute Giampaolo Landi Chiavenna ha infatti lanciato l’operazione anti-colombi che impedirà ai centomila piccioni presenti in città di riprodursi. Come? Il metodo è semplice, i volatili verranno attirati all’interno di una piccionaia  e poi le uova covate verranno rimosse e sostituite con uova finte.

Le piccionaie conterranno cibo a volontà e clima mite. Un ghetto dorato quindi, lontano da piazze e luoghi nobili. La prima piccionaia nascerà in zona Bocconi, nel mezzo del parco Baravalle.

L’operazione anti-colombi non costerà nulla: la torre arriverà da Brescia, da un’azienda privata che presterà la struttura al Comune in comodato d’uso. Ci penseranno gli addetti del settore parchi e giardini ad accudire i volatili. La supervisione generale del progetto sarà invece nelle mani di Gianluca Comazzi, di professione garante degli animali di Palazzo Marino.

Tecnica semplice e collaudata, assicurano gli esperti. Il microclima perfetto e la super-nutrizione sono l’esca migliore per attrarre i colombi nella torre. Soggiorno extra-luxe. Meglio che mendicare briciole in piazza Duomo. Poi, la trappola. La sostituzione, cioè, dell’uovo covato con uno finto, di plastica.

Senza che il volatile se ne accorga, il potenziale erede non vedrà mai la luce. Il ricorso ai «siti di riproduzione controllata» non ha mai tradito.A Basilea ad esempio ha portato a dei risultati strabilianti: dimezzato il numero di piccioni, con oltre una tonnellata e mezzo di guano in meno.

A Milano c’è un piccione ogni dieci abitanti: «Portano malattie e sono un danno enorme per i monumenti», punta il dito l’assessore e per questa ragione si è deciso per la denatalità forzata. Due anni fa il sindaco Moratti ci provò con un’ordinanza che vietava il becchime ma il divieto largamente disatteso ed ora arriva la torre che però da sola non basta. Spiega infatti l’assessore Landi «per l’obiettivo natalità zero ce ne vorrebbero almeno nove».

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