Medicina, promossa la tecnica che aiuta i neonati prematuri a respirare

Medicina, promossa la tecnica che aiuta i neonati prematuri a respirare

La tecnologia aiuta i polmoni dei piccoli nati prematuramente a imparare a respirare, per accompagnarli dall’incubatrice alle braccia di mamma. Si tratta di una tecnica sofisticata di “respirazione assistita” (chiamata ventilazione oscillatoria ad alta frequenza) del neonato che si è dimostrata efficace quanto quella convenzionale e in più in grado di ridurre complicanze tipiche di questa fase critica.

E’ quanto emerso dallo studio internazionale Pre-Vili sul confronto tra tecniche di ventilazione per neonati prematuri pubblicato sulla rivista Lancet condotto anche dall’Unità operativa di Terapia Intensiva Neonatale (TIN) del Policlinico Gemelli di Roma. “Nel neonato prematuro la ventilazione meccanica è solitamente una misura temporanea di supporto alla funzione polmonare fino al raggiungimento di una completa autonomia ventilatoria” – spiega il direttore della TIN del Gemelli Costantino Romagnoli.

La ventilazione convenzionale è una tecnica in cui il neonato viene fatto respirare normalmente, per ispirazioni ed espirazioni con un tasso di 30-60 respiri al minuto. Nella tecnica non convenzionale, invece, l’aria viene continuamente pompata nei polmoni che ‘oscillano’ a frequenza molto alta (600-900 oscillazioni al minuto).

Nel neonato pretermine con insufficienza respiratoria questa tecnica ha dimostrato la stessa efficacia rispetto alla ventilazione meccanica convenzionale (CMV), ed è risultata associata a una riduzione di complicanze come la necessità di intervento chirurgico per la chiusura del dotto di Botallo (un dotto sanguigno che si chiude subito dopo la nascita se la gravidanza arriva a termine) e ad un trend in riduzione delle forme gravi di retinopatia della prematurità, spiega Giovanni Vento, docente di tecniche di ventilazione meccanica neonatale della Cattolica.

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