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Malati di Alzheimer, un aiuto per chi li aiuta

ROMA, 8 novembre – Il numero dei malati di Alzheimer è in costante aumento. E con loro cresce anche il numero di coloro che li aiutano. Ma a questi chi ci pensa?

In Francia è appena uscito un libro scritto da Jacques Selmès, per lungo tempo a capo dell’associazione Alzheimer Europa, e poi segretario del Gruppo europeo sulle demenze, che cerca proprio di aiutare coloro che aiutano i malati di Alzheimer.

Nel 2006, anno dell’ultimo dato generale disponibile, le persone colpite dall’Alzheimer erano 26,6 milioni in tutto il mondo, e si stima che nel 2050 ne sarà affetta 1 persona su 85. Di pari passo crescerà il numero di coloro che, per lo più familiari del malato, dovranno assistere i loro cari. Persone che, scrive nel suo libro Selmès, dedicano 286 ore al mese, in media, alla cura del loro familiare.

Il volume,  “Dans La Maladie d’Alzheimer. Accompagnez votre proche au quotidien” è uscito ad agosto in Francia e non è ancora stato tradotto, ma, per chi sapesse il francese, è disponibile a meno di 17 euro su Amazon.

In ogni caso, quel che risulta dalla pubblicazione di Selmès è che non va sottovalutato il carico di lavoro e pressioni concrete e psicologiche che si trova ad affrontare chi ha un parente colpito dalla demenza.

Tra le incombenze a livello finanziario, organizzativo e medico, i familiari dei malati spesso non si rendono conto, o comunque sottovalutano, il carico emotivo della situazione in cui si trovano. Il libro di Selmès vuole sottolineare proprio il bisogno di un sostegno psicologico, o quanto meno morale, per gli stessi “aiutanti”.

Soprattutto nel periodo finale della malattia: l’aiuto di un familiare, di un parente, per quanto apparentemente inutile a livello puramente medico, non lo sarà mai a livello psicologico, altrettanto importante. “Vi troverete di fronte ad una morte lenta, settimane o mesi di agonia. scrive Selmès. Dovrete prendere decisioni molto dolorose. Negli anni passati accanto al vostro caro malato avrete formato con lui una sorta di coppia staccata dal resto del mondo. La sua morte sarà anche la morte di una parte di voi stessi. Per lungo tempo non avete fatto altro che pensare a lui. Ora è il momento di occuparvi di voi stessi”.

 

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