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Martini: "Troppo poche le donne nelle 'stanze dei bottoni' della sanità"

Francesca Martini

Troppo poche donne nelle ‘stanze dei bottoni’ che governano la sanità italiana. A ribadirlo è il sottosegretario alla Salute Francesca Martini, nel corso della tavola rotonda su ‘Sanità e prospettive per le donne medico’, organizzata a Verona nell’ambito del 44esimo Congresso nazionale della Società italiana per la radiologia medica (Sirm).

“Oggi la presenza femminile nel Servizio sanitario nazionale è il 60,9% del totale – sottolinea Martini -. Tuttavia, nella distribuzione dei ruoli le donne costituiscono il 32,2% dei medici, mentre sono il 75,5% del personale infermieristico. Nella dirigenza medica del Ssn le donne sono presenti al 32%. In Europa la percentuale di medici donna è simile in Italia e in Grecia; Paesi come Finlandia e Svezia, ma anche Spagna e Portogallo si collocano sopra il 45%; altri come Gran Bretagna e Norvegia attorno al 40%”.

Secondo il sottosegretario, “le donne medico sono relegate a determinati settori della professione, in particolare all’area materno-infantile e nella medicina di base, e la loro rappresentanza è quasi assente in altre specializzazioni considerate appannaggio del sesso maschile (neurochirurgia, cardiochirurgia, urologia). Solo una donna ricopre la carica di presidente dell’Ordine dei medici, pochissime quelle che ricoprono il ruolo di primario (11% del totale), di docente ordinario (per la chirurgia generale solo il 2% sono donne) o di manager delle Aziende sanitarie locali”.

Il sottosegretario sottolinea come le rappresentanti del gentil sesso debbano “essere messe in grado di dimostrare le loro capacità, anche perchè il fare medicina delle donne è molto vicino al modello di presa in carico globale della persona. E culturalmente hanno maggiore attenzione al contesto globale, non solo clinico, di un paziente. Dunque non solo medici, ma professionisti con la padronanza di una visione globale”, prosegue Martini.

“Proprio perchè la sanità rappresenta una grande opportunità per le donne – aggiunge – ritengo strategico continuare a lavorare sulla medicina di genere e sui modelli di riferimento. Un esempio fra tutti: i tempi e l’organizzazione del lavoro dovranno cambiare quando ci sarà una prevalenza di donne in medicina. E questo può essere trainante anche per i contratti collettivi di lavoro”, precisa. “Ed è palese – sostiene – che si debba lavorare su modelli culturali dove un medico, in quanto donna, non è accettata da un paziente di sesso maschile, e questo non perchè non sia adatta a determinati compiti. Mi auguro – conclude il sottosegretario – che in questo modo nel prossimo futuro assisteremo a un’entrata massiccia delle donne anche nei ruoli apicali del Ssn e sono convinta che alla lunga vincerà la qualità e l’etica”.

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