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Eutanasia su bambini malati terminali, in Usa medici e parenti divisi

Aiutare un bambino malato terminale a sopportare il dolore con l’aiuto della morfina o mettere fine alle sue sofferenze con l’eutanasia? E’ questo, secondo il sito web MsNbc.com, il controverso tema emerso da un recente studio condotto negli Stati Uniti che fa discutere medici e parenti.

La ricerca è stata pubblicata ieri, 1 marzo, sull’ultima edizione degli Archivi di medicina pediatrica e adolescenziale e si basa su un campione di genitori di piccoli pazienti deceduti per cancrio in tre ospedali. Il 13% degli interpellati ha ammesso di aver contemplato la possibilità di aiutare la morte dei loro bambini sofferenti.

Ma l’autrice principale dello studio, Joanne Wolfe dell’Istituto Dana-Faber di Boston, ha precisato che richieste di farmaci come la morfina vengono interpretate dai dottori come semplici modi per alleviare i dolori. La questione fa comunque discutere sia i medici che i parenti: per il dottor Douglas Diekeman, dell’ospedale per bambini di Seattle, «in un numero piccolo di casi, qualche medico potrebbe cooperare con il desiderio di un genitore che voglia veder finire la sofferenza del figlioletto».

«Se non c’è alcuna opzione e il paziente soffre, allora perché non rendere più veloce la fine?» ha detto a MsNbc.com David Reilly, che 15 anni fa ha perduto il figlio malato di cancro: «Ho chiesto se potessimo farla finita in fretta. Ma la dottoressa, proprio Joanne Wolfe, ha detto di no».

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