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Errori sanitari in aumento. Episodi che fanno riflettere

Diciannove presunti errori sanitari e 13 altre criticita’. Sono gli ultimi dati sui casi di malasanita’ relativi al Lazio all’attenzione della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali, presieduta da Leoluca Orlando, tra la fine di aprile del 2009 (data dell’insediamento dell’Ufficio di Presidenza) e il 25 gennaio del 2011. In particolare si tratta di 19 presunti errori – su cui in genere sono in corso accertamenti da parte della magistratura – di cui 11 hanno portato alla morte del paziente; vanno dalla mancata diagnosi di tumore, al caso della chiusura di una vena al posto di un’altra.

Diversi i casi riguardanti i punti nascita: la donna deceduta nell’aprile 2010 nella clinica Villa Pia dopo il parto; il cesareo che ha portato alla nascita di un bimbo morto, lo scorso ottobre al San Camillo, e l’analogo episodio avvenuto al Policlinico Casilino nell’agosto 2010. Sono 13, invece, le altre criticita’ di cui si e’ interessata la Commissione, di cui 9 hanno avuto come esito il decesso del paziente. In questo caso si va dalle criticita’ strutturali e finanziarie rilevate, ad esempio, al Cto della Garbatella, alla vicenda concernente i 39 psicologi vincitori del concorso Dap, fino a presunte raccomandazioni per concorso di radiologia a Latina, carenza di posti letto nell’ospedale di Tor Vergata o il sequestro di 6 cliniche del gruppo Tosinvest.

Tra le altre criticita’ sulle quali Orlando ha richiesto relazioni o interventi alla presidente della Regione Lazio con delega alla sanita’ Polverini, figura anche l’emergenza sangue. Questo fenomeno era emerso in particolare a luglio dopo l’allarme lanciato dal responsabile del Centro regionale sangue, Antonio D’Urso, che denunciava la mancanza di ben 26 mila sacche ematiche in una regione, come il Lazio, che ogni anno spende circa 6 milioni di euro per far fronte a questo tipo di carenza. Particolare importanza inoltre assume l’indagine avviata sull’incidenza di infezioni da acineto bacter con il caso relativo all’Aurelia Hospital. Ma anche una segnalazione che riguarda una donna che sarebbe morta dopo aver contratto lo stesso batterio, come sostenne, presso il Policlinico Umberto I.

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