“Epidurale? No grazie, resisto”. Ma il marito sviene e lei la chiede. Qui sala parto

“Epidurale? No grazie, resisto”. Ma il marito sviene e lei la chiede. Qui sala parto

Qui Sala Parto è il blog di una ginecologa, che racconta in tempo quasi reale l’affascinante e a volte eroica lotta che ogni giorno e ogni notte viene condotta per affermare la vita.

Anche questa volta arrivo in sala parto e tutti i box erano pieni.

Sei donne stavano travagliando ed era solo l’inizio di una lunga guardia di 12 ore.

La prossima al parto era la signora del box 4, Rosaria, una donna di Catania, una bella ragazza mora dai lunghi capelli e di circa 35 anni di età, che vive a Roma da circa 15 anni senza però avere perso quel bell’accento con la r un po’ arrotata delle donne catanesi. Accanto a lei c’era il marito, Giuseppe, che era più agitato della moglie.

Alle 20.30 l’ostetrica che l’aveva presa in carico, mi dice che è sui 3- 4cm di dilatazione . Rosaria era stata ricoverata alle 18.3o per “travaglio di parto >alla 41 settimana”. Tutto procedeva lentamente ma nella normalità, dal momento che si trattava di un primo figlio, anzi di una figlia, per la quale era stato già scelto un nome semplice e bellissimo, Bianca.

All’inizio, Rosaria non voleva fare l’epidurale, perché convinta di avere una alta soglia del dolore. Dopo due ore però la situazione era cambitaa. Rosaria non riusciva a controllare il dolore delle contrazioni che erano sempre più ravvicinate . Decido in accordo con >l’ostetrica di visitarla. Il collo era centralizzato appianato e la dilatazione di 4-5 cm, la testa ben adagiata e le membrane tese.

Ad ogni contrazione Rosaria cercava di respirare seguendo quanto le avevano insegnato al corso di preparazione al parto. Ad un certo punto mi guarda e mi dice: “Non è che non ce la faccio a partorire? Non riesco a tollerare le contrazioni che sono molto dolorose e anzi mi sembra di perdere il controllo. Se continua così preferisco fare un cesareo”.

Le rispondo che in questi casi la scelta del cesareo sembra sempre la più semplice e che la maggior parte delle donne nelle sue condizioni dice le stesse cose. Non finisco neanche di parlare, che il marito Giuseppe diventa pallido ed in un battibaleno cade a terra.

Fortunatamente era solo svenuto e non si era fatto nulla. Giuseppe era preoccupato che la moglie dovesse tollerare tanto dolore e così all’improvviso aveva sentito un ronzio nelle orecchie e la vista annebbiarsi. Di li a poco era svenuto senza rendersi conto .

La povera Rosaria non sapeva più cosa dire . Temeva che Giuseppe potesse decidere di non assistere più al parto. Così ad ogni contrazione respirava e diceva di non sentire poi tanto male. Dopo neanche 10 minuti , si rompe il sacco amniotico ed il liquido è tinto di meconio.Il travaglio è sempre più incalzante. Le contrazione sono sempre più ravvicinate ma irregolari. E’ chiaro che con il liquido tinto è bene accelerare il parto.

L’osterica mi chiede se possa somministrare l’ossitocina per regolarizzare le contrazioni. Rispondo che mi sembra corretto e di procedere. Con l’ossitocina le contrazioni sono diventate regolari ma con il sacco rotto ed il liquido tinto i dolori sono diventati insostenibili.

Il tracciato cardotocografico va bene ed il battito cardiaco fetale ha una buona variabilità. Rosaria comincia a capire che con il dolore così forte non sarebbe riuscita a resistere più di tanto senza turbare di nuovo il marito e decide di fare l’epidurale . Alle 02.40 Rosaria, che dopo l’epidurale aveva ripreso i colori e l’ottimismo, era completa. Il tracciato cardiotocografico però ,cominciava a dare segni di poca variabilità con decelerazioni variabili ripetute. Rosaria non riusciva a spingere bene e Bianca invece doveva nascere.

Decidiamo così di applicare una comune ventosa, di quelle monouso in dotazione in tutte le sale parto, per facilitare la venuta alla luce di Bianca. Così in due, tre spinte Bianca sguscia dalla vagina . Benvenuta e tanti auguri a tutti !!!

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