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Eluana Englaro: in Italia in 2000 come lei tra vita e morte

Eluana Englaro, scomparsa due anni fa, e’ rimasta per 17 anni in stato vegetativo persistente, una condizione differente da quella del coma e ritenuta da alcuni esperti la ‘porta del non-ritorno’. In Italia si stima siano tra le 2.000 e le 2.500 le persone che si trovano in una condizione di stato vegetativo.

4 stati di coma:

I coma sono distinti, secondo una classificazione inglese degli anni ’60, in quattro tipi. Si va dal coma di stadio 1 (un coma superficiale dal quale il paziente si risveglia, di solito, nell’arco di pochi giorni) al coma di stadio 4 (la ripresa e il risveglio si verificano dopo lunghi periodi, spesso con danni cerebrali di varia entita’). Il coma si puo’ considerare la conseguenza di una sofferenza cerebrale. Si manifesta con l’assenza della condizione di veglia, perche’ il malato non apre gli occhi, e con l’assenza di manifestazioni di coscienza: non puo’ comunicare con gli altri e non reagisce quando gli si parla. Il coma non e’ morte cerebrale.

Lo stato vegetativo persistente:

Un paziente in stato vegetativo ha perso le funzioni neurologiche cognitive e la consapevolezza dell’ambiente intorno a se’, ma mantiene quelle non-cognitive e il ciclo sonno/veglia. Si parla di stato vegetativo persistente per i soggetti che dopo 30 giorni non mostrano segni di ripresa. Questi pazienti aprono gli occhi, e possono mostrare comportamenti come digrignare i denti, fare smorfie, sorridere o piangere. Secondo alcuni esperti, per questi pazienti le possibilita’ di miglioramento o ripresa sono ”pochissime, teoricamente nulle”.

Documento ministero salute boccia irreversibilità:

Ma sul concetto di ‘irreversibilita” si registrano posizioni diverse. In un documento-glossario messo a punto nel 2009 da un gruppo di lavoro nominato dal ministero del Welfare, si definiscono ad esempio diverse condizioni di criticita’ come lo stato vegetativo e si afferma che e’ ”assurdo poter parlare di certezza di irreversibilita” negli stati vegetativi di lungo periodo, come nel caso di Eluana Englaro. Nel documento si sottolinea inoltre come il paziente in stato vegetativo ”puo’ restare in vita per anni con una assistenza minima” e ‘non puo’ essere identificato in alcun modo con un malato terminale, caratterizzandosi come un grave disabile che richiede solo un’accurata assistenza di base”.

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