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Salute: la cura per la talassemia potrebbe arrivare dalle staminali

La cura per la talassemia, in un futuro non troppo lontano, potrebbe essere ottenuta all’impiego delle cellule staminali.

La talassemia, spiega Wikipedia, è una malattia degenerativa ereditaria che comporta anemia, cioè un difetto di trasporto dell’ossigeno nel sangue. È molto diffusa nelle zone mediterranee come il Nord Africa, la Spagna meridionale, la Sicilia e la Sardegna dove c’è un tasso di talassemia pari al 12 per cento. In queste ultime due regioni i portatori sani sono oltre 700 mila su una popolazione totale di poco meno di 7 milioni di abitanti.

Le cellule stamnali verrebbero inoculate nel feto per ‘correggere’ il difetto genetico che causa la malattia e provoca anemia nei malati. Questa è l’ipotesi sulla quale sta lavorando il gruppo di ricerca di Aurelio Maggio, direttore di Ematologia II dell’ospedale Vincenzo Cervello di Palermo che ha presentato una nuova tecnica di diagnosi prenatale, la celocentesi, per coppie ad alto rischio di far nascere un bambino malato di talassemia, che fornisce un responso entro il secondo mese di gravidanza, attraverso un prelievo di cellule per via transvaginale. ”Stiamo lavorando con le cellule staminali adulte, di solito quelle del padre, con una tecnica che per ora e’ sperimentale – ha sottolineato Maggio – da inoculare nel feto prima della tredicesima settimana, dopo aver effettuato la diagnosi con la celocentesi”. Finora, il gruppo di ricerca ha effettuato 12 trapianti in utero, fa sapere Maggio ma solo in un caso c’e’ stato un parziale attecchimento, ”perche’ abbiamo inoculato le staminali quando la gravidanza era gia’ troppo avanzata e il feto, diventato immunocompetente, le ha rigettate”.

Il procedimento, da attuare entro la tredicesima settimana di gestazione, prevede l’inserimento delle staminali che dovrebbero installarsi nel midollo del feto, in un processo chiamato ‘housing’. ”E’ sufficiente che attecchisca il 20% delle staminali che, successivamente si riproducono – ha concluso Maggio – affinche’ l’organismo produca emoglobina ‘normale”’.

I prossimi passi del gruppo di lavoro palermitano riguarderanno la verifica della sicurezza dell’inoculazione delle staminali e occorreranno ”almeno due anni” prima di avviare una sperimentazione su donne per il trapianto in utero.

La tecnica di celocentesi e’ stata sviluppata in Sicilia grazie alla collaborazione tra i sanitari siciliani e il professor George Makrydimas ed e’ stata finanziata dalla fondazione Cutino. In occasione della presentazione dello studio e’ stata anche annunciata la prossima apertura di un nuovo padiglione per la talassemia presso l’ospedale Cervello di Palermo, con un piano adibito a casa-albergo per le famiglie dei pazienti. La celocentesi, in futuro, secondo i ricercatori siciliani, potrebbe essere usata anche per la diagnosi di altre malattie come la sindrome di Down e la fibrosi cistica.

E questa metodica, inoltre, sebbene sia un bene diagnostico invasivo e’ piu’ sicuro della villocentesi e della amniocentesi, poiche’ non richiede di andare a toccare strutture vitali per il feto ”quindi non comporta il rischio di malformazioni letali – ha proseguito Maggio – cosa che e’ invece possibile, anche se in basse percentuali, con la villocentesi. Non c’e’ nemmeno bisogno di inserire l’ago in pancia perche’ il prelievo avviene per via transvaginale”. Nel mondo ci sono 90 milioni di portatori sani di talassemia, pari all’1,5% della popolazione, di questi circa 2,5 milioni sono in Italia. Dal punto di vista della distribuzione territoriale il 32% si trova in Sicilia, il 14% in Sardegna, il 9,6% nell’area della zona del Delta del Po e il 4% in Calabria. In totale, in Italia, secondo un censimento condotto su 134 centri italiani di cura della talassemia attualmente vi sarebbero 7.244 malati, di cui il 4,6% rappresentati da migranti.

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