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Altro che dieta mediterraneta: nel 2050 mangeremo più grassi, zuccheri e proteine

Dolci, cibi confezionati e tanta, tanta carne: ecco quello che mangeranno i nove miliardi di abitanti del pianeta terra fra cinquan’anni. Le previsioni del menù del 2050, pubblicate sul Sole 24-Ore, vengono dalla Royal Society di Londra, che ha pubblicato  primi risultati della ricerca “Food security: feeding the world in 2050”, condotta su commissione del governo britannico e  firmata da ricercatori di tutto il mondo, che sarà presentata nella sua versione finale a fine anno, alla Conferenza Onu sul Clima di Cancun.

Il lavoro è frutto della collaborazione di climatologi, esperti di allevamento, nutrizionisti e sociologi, e si è servita di dati relativi alle fonti di energia e al consumo di acqua, al suolo disponibile, all’urbanizzazione.

Innanzitutto un dato, che, oltre a fornire una previsione, dà anche un indice di condotta: per sfamare tutti, la produzione globale dovrà aumentare del 70 per cento, e dovrà anche migliorare in termini qualitativi per soddisfare un maggior fabbisogno calorico: se infatti già nel 2001 l’apporto medio quotidiano di calorie per persona si è attestato a 2789 kcal, rispetto alle 2411 del 1969, il trend è destinato a continuare.

A far alzare l’indice calorico è il consumo sempre maggiore di cibi grassi e di carne,  passato dai 45 milioni di tonnellate del 1980 a i 134 milioni del 2002. Anche questa tendenza proseguirà con il passare degli anni, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. In Cina, per esempio, il consumo di proteine animali è aumentato dfi nove volte dagli anni sessanta ad oggi.

Se il consumo di carni rosse implica anche un ampliamento dei terreni usati per gli allevamenti, che al momento hanno raggiunto un terzo della superficie terrestre, un buon compromesso potrebbe venire dai volatili. O meglio, dal pollo. Il suo consumo è già aumentato ovunque, persino nell’Inghilterra del manzo e dell’arrosto. Gli aspetti positivi del pollo sono tanti: la produzione delle uova, altra importante fonte di proteine, la brevità del suo ciclo produttivo, ma soprattutto la dimensione modesta degli spazi destinati al suo allevamento.

Oltre al pollo, la dieta del futuro sarà composta dal maiale, mentre il pesce finirà nelle  bocche di pochi, anche per il numero sempre maggiore di limiti imposti alla pesca. Sempre più proteine, dunque, e sempre meno vitamine: il consumo di frutta e verdura, infatti, continuerà a calare, pur essendo già oggi ben lontano dai 500 grammi di dose quotidiana suggerita dai nutrizionisti. Ma non è solo un fattore di gusto: sulle scelte dei palati incideranno molto i prezzi, troppo elevati per ampie fasce della popolazione.

Se la tendenza generale è quella verso cibi sempre più grassi e zuccheri, con la conseguente impennata di casi di diabete e obesità, già iniziata in alcuni Paesi del sud-est asiatico, l’agricoltura biologica resisterà, pur rimanendo privilegio di salutisti agiati: un consumo che comunque sta aumentando in tutto il mondo, con un aumento dell’872 per cento nell’ultimo triennio, sorprendentemente anche in Cina e Stati Uniti.

Contro il cibo industruiale, oltre alle produzioni “bio”, ci sarà il cibo “antico”, consumato da alcune piccole popolazioni che in questo modo proteggono anche la biodiversità e le tradizioni culturali: dagli Aborigeni australiani agli Awajan del Perù amazzonico, passando per i Maori neozelandesi.

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