Genitori non sgridate i vostri figli: boccacce, pernacchie e smorfie fanno bene ai bambini

Genitori non sgridate i vostri figli: boccacce, pernacchie e smorfie fanno bene ai bambini

Massimo Troisi, attore amato e mai dimenticato, conquistò il suo pubblico con la minica, con la gestualità, insomma con l’arte di saper muovere le mani, che sostituivano spesso mille parole. Totò all’espressività del viso unì la snodabilità del corpo. Un burattino in carne ed ossa che in molti cercarono di imitare senza però riuscire mai a raggiungere il maestro.

A loro probabilmente le mamme non dissero mai: “Non gesticolare, non fare le boccacce… Sei un maleducato la pernacchia non si fa”. Eppure quel suono della bocca del principe De Curtis fa ridere ancora milioni di italiani.  A loro, a Charlie Chaplin, come a tanti altri artisti probabilmente è stata data la possibilità di dare libero sfogo all’energia del proprio corpo fin da bambini partendo proprio dalle forse dalle boccacce e dalla minica naturale.

Ecco allora che ai tempi d’oggi si scopre che proprio ciò che i genitori odiano di più, boccacce, smorfie e pernacchie, causa di tante sgridate e qualche ceffone, non solo ai più piccoli servono e fanno bene, ma sono anche un modo per imparare l’alfabeto. Titare la lingua fuori dalla bocca sono un modo per comunicare e dare spazio alla fantasia: ”Sono un atto liberatorio che i bambini usano per esprimersi e per farsi capire”, afferma Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta infantile.

Invece cosa accade, che i genitori reprimono questa prima forma di comunicazione per favorire subito e spesso troppo presto la parola. Tutto a spese della fantasia e della spontaneità. Lo psicologo infatti avverte  “meglio non essere troppo seri e non correggere il linguaggio ‘prima dei tre anni” perché ”i bambini hanno una certa vitalità e spontaneità che purtroppo si perde con la parola e con il pensiero elaborato. Meglio produrre male ma tanto piuttosto che bene ma poco”.

Ma c’è un’età anche per le boccacce che siano per dispetto, ripicca o disgusto. Da un anno e mezzo-due e fino ai 5-6 anni la mimica è utile anche per capire le emozioni del bambino. Un bambino arrabbiato per rafforzare il messaggio abbina la smorfia alla boccaccia e solo dopo impara a fare la pernacchia.

Nei più piccoli sorrisi e boccacce sono messaggi immediati usati per esprimere le proprie emozioni: per questo Alessandro Sanna ha creato un ‘abbecedario’ di otto metri e mezzo, con 52 faccine per insegnare ai bambini l’alfabeto. Nel suo libro ‘Abc di boccacce’ (edizioni Kite 2010) l’autore ha rappresentato ventisei lettere dell’alfabeto in versione sia maiuscola che minuscola sulla bocca di diversi bambini per far loro imparare le lettere, divertendosi a mimarle. Boccacce che fanno bene a tutti dunque, e non solo ai bambini: quante volte ”si va dal medico e si tira fuori la lingua? Anche questa, conclude Bianchi di Castelbianco, è ”una boccaccia che permette di capire come stai”.

Insomma lasciamo che i bambini sfoghino le proprie emozioni nel modo che conoscono meglio e non in quello che noi adulti apprezziamo di più. A rischio c’è la fantasia e perché no anche un fututo Troisi, Totò e Chaplin.

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