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Il virus dell'aviaria è nascosto nelle piume degli uccelli acquatici

Si trova nelle piume degli uccelli acquatici il ‘nascondiglio’ del virus H5N1 dell’influenza aviaria. La scoperta, italiana, è stata pubblicata sulla rivista Plos One e per la prima volta ricostruisce il percorso del virus a partire dall’acqua. Grazie a queste informazioni si potranno modificare i sistemi di prevenzione e monitoraggio dell’influenza aviaria, tanto in natura quanto negli allevamenti.

Si capisce, per esempio, perché non è necessario mangiare gli animali per contagiarsi e si sa che anche animali che risultano negativi ai test possono essere ugualmente fonte di contagio. A coordinare la ricerca è il virologo Mauro Delogu, che nel 2005 è stato il primo in Italia a isolare il virus dell’aviaria a bassa aggressività.

”Si sospettava che l’acqua giocasse un ruolo chiave nella diffusione della malattia, ma nessuno era ancora riuscito a capirne il meccanismo”, ha osservato Delogu. E’ infatti nell’ acqua che il virus dell’influenza aviaria viene catturato dal grasso impermeabilizzante che riveste le piume. Il grasso trattiene il virus, che può resistere indisturbato per mesi, accumulandosi giorno dopo giorno.

Gli uccelli vengono contagiati quando ingeriscono il grasso e questo avviene nel momento in cui, da soli o reciprocamente, si sistemano le piume col becco: un’attività alla quale dedicano il 10% della loro giornata.

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