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SALUTE, AIDS: IN ITALIA UN QUARTO DEGLI AMMALATI NON SA DI ESSERLO

In Italia la diagnosi di infezione da Hiv è raggiunta diversamente rispetto ad altri Paesi. Il test, è stato spiegato “è offerto a categorie a rischio e a soggetti che accedono a determinate strutture sanitarie, solo dopo acquisizione di un consenso informato (opt-in), contrariamente a quanto accade in altri Paesi, come gli Usa, in cui si applica la strategia opt-out, che prevede l’offerta del test a tutti i soggetti tra i 16 e i 64 anni che accedano a strutture sanitarie a meno che non vi sia un esplicito rifiuto”.

In Italia, quindi è applicata la “strategia di promozione del test basata sul rischio” che “non ha funzionato, considerando che i tassi di trasmissione dell’infezione non si sono modificati negli ultimi 10 anni e che oltre il 50% dei pazienti esegue il test molto tardivamente, quando sono già presenti i segni della malattia Aids.

Inoltre, le categorie a rischio non sono così ben definite come in passato e in moti casi il test non viene offerto, “perdendo l’opportunità di identificare nuove infezioni”. La conclusione è stata quindi: “La diagnosi precoce rappresenta un elemento chiave sia in termini di salute pubblica sia individuale. E’ stato dimostrato, infatti, come l’inizio precoce del trattamento si associ ad un aumento della sopravvivenza del paziente con infezione da Hiv e dunque anche ad una riduzione dei costi sanitari per un minore ricorso all’ospedalizzazione”.

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