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Aids, cellule modificate rendono più forte il sistema immunitario

Ricercatori americani hanno trovato una nuova strada per il trattamento della cura dell’Aids: rendere il sistema immunitario resistente all’Hiv introducendo cellule modificate nell’organismo. Dunque, con una semplice modifica a un gene attraverso una forbice molecolare, cellule staminali del sangue possono diventare un arsenale da guerra contro il virus dell’Aids.

Infatti queste cellule modificate, iniettate in topolini successivamente infettati con l’Hiv, controllano l’infezione e impediscono al virus di riprodursi. Il traguardo, che se fosse ripetibile sull’uomo sarebbe foriero di prospettive terapeutiche contro l’Aids, si deve a Paula Cannon dell’universita’ di Los Angeles (California – Usa) ed e’ stato reso noto sulla rivista Nature Biotechnology.

Questa scoperta ha luogo a poche settimane dalla grande conferenza di Vienna sull’Aids, in programma a Vienna il 18 luglio. I ricercatori hanno isolato e riprodotto cellule immunitarie che non hanno la proteina CCR5. Il gene modificato e’ CCR5, una ‘vecchia conoscenza’ dei ricercatori che cercano un rimedio all’Aids, perche’ in precedenti studi e’ emerso che difetti (mutazioni) a carico di questo gene rendono gli individui portatori di tali mutazioni resistenti alla pericolosa infezione.

Il gene CCR5 produce un recettore al quale il virus ha bisogno di legarsi per infettare i linfociti (cellule di difesa del corpo). CCR5 e’ assolutamente superfluo per il corretto funzionamento dei linfociti ma e’ indispensabile al virus dell’ Aids per attaccare le cellule e infettarle. Infatti di recente e’ stata messa a punto a livello sperimentale una terapia genica anti-Aids che consiste nello spegnere CCR5 nelle cellule di difesa dell’organismo. Gli esperti californiani hanno quindi voluto vedere se modificando le cellule di difesa inattivando CCR5 queste potessero divenire un’arma anti-Aids.

E cosi’ e’: infatti gli esperti hanno tagliato con una forbice molecolare il gene CCR5 in cellule staminali del sangue umano e poi hanno trapiantato queste staminali nelle cavie da laboratorio. Una volta infettati i topolini con l’Hiv, i ricercatori hanno visto che questi potevano resistere al virus e tenerlo a bada anche molte settimane dopo l’infezione. Le staminali modificate, infatti, formano nell’organismo dei topolini linfociti resistenti al virus.

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