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Aborto, pillola Ru486 all'ospedale Sant'Anna di Torino dal 21 aprile

Da mercoledì 21 aprile l’aborto farmacologico approda anche in Piemonte. Il 20 aprile arriveranno infatti all’ospedale Sant’Anna di Torino le confezioni di Ru486 ordinate dalla struttura ospedaliera.

I Radicali intanto hanno pubblicato sul sito dell’Associazione “Adelaide Aglietta” di Torino il protocollo adottato dal Sant’Anna, approvato dal direttore sanitario Walter Arossa il 14 aprile. Dopo un’ultima limatura, il documento è stato reso noto oggi nella sua forma definitiva. Verrà applicato per sei mesi, poi sarà rivisto alla luce dell’esperienza fatta.

Contro il parere del primo sperimentatore, il ginecologo radicale Silvio Viale che è responsabile del servizio Ivg (Interruzione volontaria di gravidanza) del Sant’Anna, Arossa ha scelto di attenersi al parere espresso dal consiglio superiore di sanità. Il protocollo prevede quindi il ricovero ordinario di tre giorni (due notti). Dalla prima delle tre somministrazioni di Ru486 fino all’assunzione del farmaco che provoca la sintomatologia abortiva, è prevista solo la sorveglianza clinica della donna.

Nell’ospedale torinese il farmaco utilizzato per provocare l’espulsione del feto non è il misoprostolo noto come Cytotec, che viene utilizzato negli altri ospedali italiani, ma il Gemeprost. Il motivo è legato al fatto che il Cytotec, registrato in Italia come antiulcera, è presente solo negli ospedali di medicina generale e non compare nel prontuario del Sant’Anna, che è un presidio specialistico per la ginecologia. Dopo l’aborto, il protocollo prevede una visita di controllo e un monitoraggio delle eventuali complicanze.

«Per non occupare inutilmente i letti – commenta Viale – avrei preferito che il protocollo scegliesse il day-hospital, come in Emilia Romagna. Ma alla vigilia della convocazione dei direttori generali della sanità da parte del neogovernatore leghista Roberto Cota fissatà per lunedì mattina, i vertici dell’ospedale hanno preferito evitare le polemiche. Da noi le donne dovranno restare in ospedale. Sempre che non firmino le dimissioni volontarie, come è avvenuto in questi giorni in Liguria e Puglia, per tornare ad abortire in ospedale il terzo giorno».

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