psicologia

Troppa felicità “uccide”: i rischi dell’allegria

ROMA – Nella società moderna dove la felicità sembra essere lo scopo ultimo di ogni ricerca esistenziale, uno studio condotto dalla professoressa June Gruber della Yale University e pubblicato sulla rivista Perspectives on Psychological Science avverte i ‘felici a tutti i costi’: essere troppo felici fa vivere meno delle persone scontrose o tristi. Lo studio ha esaminato i dati comportamentali dal 1920 ad oggi circa la vivacità dei bambini, contenuti nelle annotazioni degli insegnati, scoprendo che persone definite da bambine “altamente allegre” hanno vissuto meno dei loro poco vivaci compagni di classe.

La ricerca ha evidenziato come le persone più felici sono maggiormente soggette a disturbi mentali come il bipolarismo e che l’allegria, quale naturale antidoto alla paura, porta le persone ad esporsi a situazioni di rischio con maggiore facilità. Inoltre i ricercatori hanno spiegato come una persona eccessivamente allegra possa attirare la rabbia altrui, specialmente se le manifestazioni di ‘eccessiva’ felicità avvengono in momenti inappropriati. Il ragionamento è semplice, una persona felice è sicura di sé e meno attenta, tanto che l’eccessiva sicurezza ne metterebbe in pericolo la saluta, esponendola a incidenti, anche fatali.

Altra nemica della salute sarebbe poi la ricerca della felicità: persone che cercano di trovarla seguendo i consigli di sedicenti riviste od esperti spesso risultano più depresse di prima, pur avendo seguito i ‘miracolosi’ suggerimenti. Per questo i ricercatori hanno chiesto ad un gruppo di persone di leggere un articolo che offrisse consigli su come migliorare il proprio umore e di sceglierne uno, come ad esempio guardare un bel film.

Il risultato? Spesso troppo concentrati su quanto il film avesse dovuto risollevare l’umore, le persone non sono state in grado di rilassarsi e godersi quanto guardato, perdendo così la possibilità di passare un momento piacevole, anzi peggiorando il proprio stato, già non dei migliori, con il senso di delusione e frustrazione per il tempo (inutile) speso davanti allo schermo.

Ma la professoressa Gruber ha spiegato che durante le ricerche la chiave della felicità è stata effettivamente svelata: l’unico modo per essere davvero felici è avere dei soddisfacenti rapporti con i propri amici e familiari. Insomma il segreto della felicità non sta in quel che possiamo fare per noi stessi, ma dall’affetto autentico che siamo in grado di provare per gli altri e da quanto ci sentiamo amati.

“Quando fai qualcosa con la convinzione o l’aspettazione che quella cosa ti renda felice, il rischio di disappunto e delusione è alto”, ha osservato Gruber, perché “i più forti indicatori di felicità non sono nel denaro o nel successo che si riscuote nel lavoro, ma avere delle soddisfacenti relazioni sociali. L’unico modo per essere davvero felici è usare le proprie energie per solidificare le amicizie e le relazioni con le altre persone. Se volete focalizzarvi su qualcosa, dovete farlo su questo. Lasciate che il resto venga da sé”.

Sicuramente ottimi consigli quelli della Gruber, ma che di certo fanno riflettere: sebbene la ricerca pubblicata affermi che la felicità ‘accorcia’ le nostre vite, parallelamente si svela il segreto per raggiungerla. In fin dei conti che gusto ci sarebbe a vivere dieci, venti o trent’anni in più se il prezzo da pagare fosse quello di essere tristi ed infelici per una vita intera?

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