Donna, precaria, cinquantenne: l’identikit del depresso italiano

ROMA – Un popolo di depressi. E soprattutto depresse. E’ il ritratto di uomini e donne contemporanei tratteggiato dal Censis, e confermato dai dati del Centro di statistica sulla saluta di Atlanta, Usa.

Se negli Stati Uniti negli ultimi vent’anni l’uso degli antidepressivi si è quadruplicato, l’Italia non sta meglio: in dieci anni il consumo degli antidepressivi è cresciuto del 114 per cento. Secondo diversi esperti si tratta spesso di un eccesso di diagnosi. Ma resta il fatto che, complice la difficile situazione economica internazionale, è in costante aumento il numero di chi sta male per qualcosa che va al di là della medicina che cura il corpo.

Quel che è peggio è che a prendere gli psicofarmaci sono spesso i bambini. Le diagnosi di disturbi mentali nei piccoli continuano a crescere, tanto che le malattie mentali sono diventate la principale causa di disabilità nei bambini, prendendo il posto occupato prima dalla sindrome di Down e dalla paralisi cerebrale.  Oggi, mezzo milione di bambini assume antipsicotici, in particolare, secondo un uso diffuso oltreoceano, farmaci per il Disordine da deficit di attenzione e iperattività.

In Italia, però, il prototipo di chi assume antidepressivi è donna, cinquantenne e precaria. Nel dettaglio, se gli italiani a cui è stata diagnosticata la depressione sono 5,4 milioni (il 10,6 per cento della popolazione totale), di questi il 70 per cento è costituito da precari, per lo più con reddito scarso. In tutto, poi, il 62 per cento dei casi è rappresentato da donne, e il 41 per cento ha un’età compresa tra i 35 e i 54 anni.  Molti di loro soffrono anche di altri disturbi correlati, tanto che non si sa se siano causa o effetto della depressione, come obesità e disturbi del sonno.

E la crisi attuale certo non aiuta. In Grecia dal 2008 i suicidi sono aumentati del 17 per cento, le persone a cui sono stati diagnosticati problemi mentali sono più che raddoppiate (+55 per cento).

 

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