Piano per avventura a costo zero

Piano per avventura a costo zero

“Buongiorno, ho bisogno di una camera da domani sera per due notti. Vorrei alloggiare lì da voi. E’ possibile?”

Tono caldo ed un moderato accento milanese.

– “Ad uno con questa voce, come si può dire che l’albergo è pieno?” – Pensò lei.

– “Avremmo solo una suite, ma attendiamo conferma di prenotazione”. – Rispose, incerta.

“E quella suite, non potrebbe essere mia? Suvvia, faccia qualcosa per me!” Disse l’uomo dall’altro capo, suadente.

“D’accordo”.  Rispose lei arrendendosi alla garbata supplica.  Avrebbe sistemato la coppia che l’aveva richiesta nell’albergo vicino che non era in over booking come loro.

“Meraviglioso! – Continuò la voce – Le farò mandare subito la prenotazione a mio nome ed i dati dell’azienda che salderà il conto del mio soggiorno”.

– “Allora, conferma per due notti?”

– “Rimarrei anche qualche giorno di più, se avessi qualcosa d’interessante da fare!”

“Sarebbe veramente un peccato non approfittarne per un tour. Farò mettere una brochure con itinerari turistici nella Sua camera”.  Ribattè lei.

– “Vorrei tanto ringraziarLa della Sua gentilezza: la eleggo mia guida d’eccezione! Della vostra bella città conosco veramente molto poco!”

Col cervello ottenebrato dal richiamo ancestrale della natura, lei non poté valutare lucidamente la convenienza dell’affare:guida ed accompagnatrice gratuita di uno sconosciuto con unica garanzia una bella voce. Il fluido sensuale, di cui il telefono si era fatto eccellente veicolo, le aveva fatto quasi dimenticare che, in coincidenza dell’arrivo del presunto fascinoso, non solo lei era in ferie, ma aveva programmato un breve viaggetto con le amiche.

L’intima esultanza che si era impossessata di tutta la sua persona si tramutò nel subitaneo rammarico di non potere dare un volto a quella voce eccitante.

– “Nei giorni in cui Lei sarà qui, io purtroppo non potrò esserci!     Sarò fuori città con delle amiche!” –

– “No, non può farmi questo, io devo assolutamente conoscerLa! Non può inventare una scusa, che so, è venuta a trovarLa un parente lontano, un’amica che non vede da lungo tempo?” –

Quasi commossa da tanto ardore, e certa che le sue amiche avrebbero capito il perché della preferenza, quasi stava per cedere alle allettanti prospettive di quel nuovo incontro. Del resto, non bisogna sempre cogliere le inaspettate e piacevoli occasioni che la vita ci offre? Perché no, dunque?

Lei, però, aveva già pagato per quella breve vacanza e, se non fosse partita, l’agenzia non le avrebbe rifuso la somma data. Le sue limitate risorse, inoltre, prevedevano il ripetersi dell’escursione soltanto dopo lunghi e faticosi giorni di lavoro e rinunce.

Laddove la natura fa sentire prepotente il suo richiamo devastante, il suono vuoto del salvadanaio arriva in soccorso al raziocinio che tenta invano di porre dei limiti ai nostri istinti primitivi. Così lei soppesò, considerò, ed immediatamente il fascino dell’uomo fu come suo il conto in banca, pari a zero.

– “Non posso proprio disdire una partenza così imminente… Ci siamo già organizzate! E poi, come mai vuole tanto conoscermi? Non immagini che io sia chissà che!”

– “Anche io sono una persona normalissima. Ci sono tante cose, oltre all’aspetto fisico! Voi donne, poi, siete le creature che io più amo al mondo. Lei, in particolare, è una persona tanto gentile ed il suo modo di parlare m’intriga moltissimo. Comunque, se proprio non è possibile incontrarci nei prossimi giorni, non mancherà l’occasione. Intanto scambiamoci il numero di telefono, la avviserò la prossima volta che vengo nella splendida città in cui vive”.

– “Verrà altre volte? Come mai?”

– “Sono un dirigente, e sono stato chiamato a risollevare le sorti di una società che ha molte attività, tra cui un piccolo Bed & Breakfast non troppo distante dal centro”.

Il dirigente, l’uomo di potere, l’uomo risoluto, chiamato a salvare una società forse già destinata al fallimento ed a cambiarne il destino!

Sarebbe arrivato tutto vestito d’azzurro in sella al suo candido destriero, e, dopo averle fatto un inchino togliendosi il cappello piumato, l’avrebbe portata via salvando anche lei?

Ah! La lettura di certe favole dovrebbe essere consentita solo dai 40 anni in su, quando si sa bene che certi principi vivono solo nella fantasia!

Quelle dichiarazioni e la penna più lunga del cappello piumato, che la stava solleticando non si sa bene dove, trafugarono le sue già fievoli resistenze e lei gli diede il suo numero di telefono, ma solo perché la distanza le impediva di dargli altro.

– “Tu ti stai divertendo chissà dove e chissà con chi e mi hai lasciato tutto solo in questa grande città!”

Questa fu la risposta al “pronto” di lei aprendo la chiamata identificata come “sconosciuto” dal suo cellulare.

Come non capire a chi apparteneva quella voce vellutata, quel tono sommesso e nello stesso tempo sicuro di sé?

– “Ciao, come stai? Da dove mi stai chiamando? Non mi è apparso il tuo numero!”

– “Ti sto chiamando dalla meravigliosa suite che tu mi hai assegnato. Sai, ho sperato fino all’ultimo che tu non fossi partita, che almeno fossi rimasta a lavorare…ed invece no, sei tanto lontana ed io non ho altro da fare che guardare la tv, tutto solo!”

“Dai, non disperare! – Rispose lei, quasi liquefatta da quelle parole, nonostante la temperatura rigida ed il venticello freddo che soffiava in piazza della Signoria. Uno sguardo alle meravigliose statue di Michelangelo e Bandinelli fece il resto. Le sorse un impellente desiderio di ammirare dal vivo forme maschili che lo sconosciuto al telefono, anche se non identiche, avrebbe avuto sicuramente simili: in nome dell’armonia che governa la natura, dimenticando che essa, a volte, si diverte a concentrare impareggiabili qualità in alcune parti del corpo privando le altre di qualsiasi grazia possibile.

– “Ora lasciami andare, le amiche mi reclamano, è quasi un’ora che stiamo al telefono”.

– “Ebbene, te lo concedo, ma dovrai farti perdonare questo bidone che mi ha fatto”.

– “E come?”

– “ Mi vedrai presto dalle tue parti, aspettati una mia chiamata”.

– “Sono qui! Mi sarà concesso di vederti?- Questo il testo del messaggio non firmato.

“Chi sarà mai? Fammi controllare il numero! Oh, cielo, Paolo è qui!” Si disse lei, allarmata nella mente ed anche nel corpo.

– “Ciao Paolo, bentornato! Come stai?” Questa la risposta di lei.

-“Sono due le cose che ti devi far perdonare. La prima, che sei andata in vacanza con le tue amiche pur sapendo che io ero nella tua città. La seconda, che mi hai chiamato Paolo, ed io mi chiamo Giorgio!” Fu l’immediata replica.

“Come posso farmi perdonare?” Gli scrisse lei pensando che ora le avrebbe finalmente fatto una telefonata.

“Per esempio venendo qui da me!” Rispose invece lui con un altro messaggio.

“Non posso venirti a trovare nell’albergo dove lavoro! E’ sconveniente! Non voglio dare adito a pettegolezzi!” Gli scrisse lei ancora.

– “Niente paura, non alloggio lì ma nel Bed & Breakfast di cui ti parlavo l’altra volta. La società che mi paga ha deciso così, altrimenti il soggiorno sarebbe stato a mio carico”.

Fu lei allora a fargli una telefonata.

“Spiegami, – gli chiese – perché devo venire lì? Per fare cosa?”

– “Per chiacchierare, conoscerci”.

– “ Non posso essere lì prima di due ore”.

– “Due ore? Così tanto? Perché?”

– “Perché non ho ancora mangiato! Tu hai gia cenato?”

– “Per la verità stavo per uscire a prendere un pezzo di pizza al taglio… allora facciamo una cosa … tu mangia pure! Mi rassegno a vederti tra due interminabili ore! Ti aspetterò sospirando!”

La voce di lui era bella, calda e sensuale. Tuttavia, aveva provato un leggero fastidio per qualcosa di non identificato. Puro e semplice istinto? Chissà! Fatto sta che l’entusiasmo per quell’uscita era calato notevolmente. Il dado era però ormai tratto, quindi fece una doccia, si vestì, si truccò…ed andò a cena con una sua amica: il fatto che il giorno dopo avrebbe potuto dormire fino a tardi la incoraggiò a lasciare il calduccio del letto nel quale si era già piacevolmente accoccolata.

– “Hai perso la strada?-  La voce al telefono, con una punta d’ironia.

– “Veramente ho appena finito di cenare con la mia amica”.

– “Allora le tue amiche sono più importanti di me!”

– “Direi che mangiare è essenziale!”

“E che cena sarà mai stata per metterci così tanto?” – Domandò lui a cui erano bastati appena cinque minuti per consumare il suo pezzetto di pizza.

– “Un primo, un secondo, manca solo la frutta ed il caffè!”

– “Dovrò aspettare che mangi persino la frutta e che prendi anche il caffè?”

– “Veramente ci vorrebbe anche l’ammazza- caffè. Sai, abitudini locali!”

“E non potresti rinunciarci questa sera? Ricorda che hai molto da farti perdonare”- Disse il seduttore abbassando la voce- “Promettimi – continuò con tono ammaliante – che sarai qui tra dieci minuti. Traffico a quest’ora non ce n’é e ce la puoi fare”.

Alla parola “rinuncia” un barlume di razionalità le attraversò il cervello, ma l’innata pulsione verso l’altro sesso spense immediatamente la voce disperata della saggezza che si affievoliva sempre più.

Col cervello quasi completamente svaporato, lei partì subito.

Arrivata nei pressi lo richiamò: “Sono qui sotto. Scendi? Così prendiamo un caffè insieme!”

– “Cara! Sei già arrivata! Vedo che hai mantenuto la promessa. Sapevo che non mi avresti deluso. Su, sali! Non vedo l’ora di conoscerti!”

Tanto fervore la disorientò, anche se la voglia di caffè le era rimasta.

– “ Non prendiamo un caffè?”

– “Oh, cara! Io non lo bevo. Tu potrai prenderlo andando via, sulla strada del ritorno, o forse a casa tua. Sono sicura che tu sai fare un caffé eccezionale!”

C’era qualcosa che stonava, in tutto quel discorso, ma, ogni volta che cercava di afferrare il filo della logica, il ricordo del timbro maschile di quella voce seducente produceva una ventata d’aria calda che lo soffiava via e lo disperdeva nei più profondi meandri dell’universo.

Mentre la sua mente era preda dell’attrazione fatale, il suo corpo, come in totale assenza di gravità, fu trasportato da presenze aliene fin dentro la reception dell’ alberghetto. Ubbidiente, lei lasciò il documento al portiere ed ebbe appena il tempo di realizzare che si trovava davanti alla porta di lui che già vi stava bussando: il fattore spazio- tempo era stato soppiantato da parametri speciali nel tragitto che l’aveva separata dalla dolce meta.

Non che sapesse molto d’arte moderna, ma quel tanto che bastava per essere certa che Picasso non aveva mai fatto quadri viventi nel suo periodo cubista: perciò, cos’era quella strana figura che aveva aperto la porta?

Le presenze aliene rimpatriarono nelle più lontane galassie ed il ritorno della gravità si manifestò facendole cadere la borsa dalle mani.

“Oh voce celestiale, torna nella tua legittima dimora ed abbandona questa pretesa d’uomo affascinante! Vade retro, sgorbio!” Furono le parole concepite dalla sua mente femminile ormai sconvolta.

“Emozionata?” Chiese lui con un sorriso cubista.

– “Sorpresa, più che altro!”

– “Da cosa?”

– “ Da me stessa. Perché ho creduto che a bella voce corrispondesse bell’uomo” – Pensò.  Ed invece: “Perché non avrei mai immaginato di accettare un appuntamento con un perfetto sconosciuto”. Rispose con naturalezza mal dissimulata.

”Ci sono cose insospettabili che aspettano solo di essere scoperte! – Disse lui con aria complice – Vieni, accomodati pure”- Continuò con un largo gesto indicando le due sedie di legno addossate al tavolino sbilenco coperto con la cerata.

Lei cercò di accomodarsi, ma la sedia, evidentemente non abituata ad avere ospiti, si ribellò prontamente e la disarcionò piegando paurosamente la gamba.

“Tieni, prendi la mia sedia, – disse lui con galanteria occupando precipitosamente l’unica poltrona della stanza – qui starai comoda. Ti andrebbe di vedere insieme un bel film, che ne dici?”

“Bell’idea! – Rispose lei risollevata al pensiero di abbandonare quello scomodo sedile – Siamo a due passi da un cinema multisala ed abbiamo ampia possibilità di scelta!”

“Ma no! Perché uscire? Qui siamo al calduccio e c’é un bellissimo film in TV!” Ribatté lui spaparanzandosi sulla poltrona sdrucita con in mano già il telecomando”.

La disinvoltura dello sciantoso venne bruscamente turbata dallo squillo del suo telefonino.

“Schh!! Silenzio! Mia moglie al telefono”-  Fece lui mettendosi un dito sulle labbra e drizzandosi sulla poltrona come sull’attenti.

– “Si, cara, sono in albergo. Si sto per vedere un film.  Certo che non esco, dove vuoi che vada? Domani devo lavorare duro!”

Si pecca in parole, opere, ma anche in omissioni… particolare a lui del tutto sconosciuto, lacuna incolmabile nella sua millantata vasta cultura.

– “Quindi sei sposato?”

– “Non te l’avevo detto?”

– “No, non credo proprio”.

– “Perché, é forse un problema?”

– “Certo che no! – Ribatté – E’ tua moglie che é sposata con te” – Pensò meditando vendetta.

Dando chissà quale interpretazione alle parole di lei: “Si vede che sei una donna intelligente”-  Rispose lui con un sorriso sbilenco”.

“E’ vero! Mi manca solo la parola!” – Fece lei, chiedendosi se quella parola avrebbe dovuto pronunciarla subito oppure più tardi.

Mentre pensieri ostili già le affollavano la mente, si domandò se la fonte di tanta sicumera fosse il possesso di qualche dote maschile di carattere soprannaturale. Diede perciò un’occhiata nella zona dove di consueto alloggia l’oggetto del desiderio ma, nonostante le gambe accavallate, un vuoto allarmante lasciava malinconicamente senza appoggio i suoi spiegazzati pantaloni.

Verificato quindi che mancava del tutto qualsiasi premessa per una piacevole serata, puntò su desideri più facilmente realizzabili.

“Ho sete!” Disse in un sospiro.

“Non ho niente da bere, qui. Io non uso bibite”. Rispose lui, senza distogliere lo sguardo dal televisore.

“Possiamo scendere al bar?” Ribatté lei nella speranza di sottrarsi educatamente sia a lui che al film muto che lui tentava di propinarle.

“A quest’ora sarà sicuramente chiuso. Ti va bene anche un bicchiere d’acqua?” – Fece lui, cogliendo inaspettatamente la necessità di lei.

“Vada per l’acqua”- Rispose lei restando seduta.

“Vai pure in bagno, è la porta di fronte. Puoi usare il bicchiere per lavarsi i denti, io non l’ho ancora usato!” Disse lui sempre più concentrato sulla proiezione.

Rientrata, per varie ragioni, nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, non le fu difficile operare una scelta.

– “Ti ringrazio, ma la sete mi è passata e mi accorgo che si è fatto tardi”

– “Così presto? Non finiamo di vedere il film? Dopo potremmo conoscerci meglio!”

– “Mi è venuto veramente tanto sonno! Capirai, non ho preso neanche il caffè!”

“Ci rivedremo per continuare il discorso interrotto?- Chiese lui speranzoso.

– “A me sembra che il discorso non sia neanche cominciato!”

-“Possiamo iniziarlo la prossima volta, magari con un po’ più di tempo, così mi potrai fare da Cicerone per la città, potrai prepararmi la cena perché sono sicuro che sei una cuoca eccezionale e, facendo uno strappo alla regola, assaggerò il tuo caffé che sarà sicuramente buonissimo, visto che per te è una bevanda indispensabile”.

I pensieri ostili di lei divennero più ostili.

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Magnifica idea, la tua, ma fai una cosa: prima di telefonarmi, passa in libreria, compra una guida turistica e studiatela. Poi fatti un giro per i Fori Imperiali, per il Colosseo e per gli scavi nell’area sacra di Torre Argentina.

Vai infine a Castel Sant’Angelo, che ti raggiungo lì: ti voglio mostrare una botola segreta in cui, al tempo della Roma dei Papi, venivano gettate persone sgradite.

Ah, ancora, dovresti portare con te un po’ d’acqua, non tantissima, non te ne servirà più di un litro: la puoi prendere tranquillamente dal rubinetto del bagno, ti sarà più familiare. Se vuoi strafare, portati anche il bicchiere che hai qui per lavarti i denti, anche se lo hai usato, tanto servirà solo a te.

Sarebbe utile anche del pane secco, resiste meglio all’umidità: per te non molto, tu mangi poco, ma forse ne dovresti portare un tantino in più per le piccole creature che amano tanto quel luogo e che così potrai tenere buone per un po’, almeno fino a quando non perderai conoscenza! Per il caffé non ti devi preoccupare, te lo porto io, fatto con le mie stesse manine: ci aggiungerò un ingrediente segreto che, senza farti spostare punto, ti farà viaggiare in posti dove non sei mai stato!

Vedrai quante volte mi ringrazierai per questa mia accortezza!  Sarà la prova della mia proverbiale ospitalità, nella quale tu, lasciatelo dire, forse un po’ pecchi…

P.s. Il soggetto cubista non le telefonò più, forse perché le telefonate non erano comprese nel conto del suo soggiorno, ma le inviò un messaggio col quale esprimeva il proposito di non rivederla: si era profondamente offeso perché lei gli aveva rimproverato, seppur velatamente, di essere stato poco ospitale.


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