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Calvizie maschile: cellule staminali ‘pigre’ responsabili della caduta

La caduta dei capelli interessa il 70 per cento dei maschi e per molti rappresenta motivo di disagio. Per la consolazione di tutti coloro che ne sono affetti un gruppo di ricercatori dell’università della Pennsylvania, guidati George Cotsarelis, ne ha finalmente individuata la causa e non è escluso che in futuro, non troppo remoto, sarà possibile ‘debellare’ questa condizione che affligge gli uomini e che si trasmette da padre in figlio.

Secondo i ricercatori la calvizie non è il risultato della caduta di capelli, che dunque smettono di crescere lasciando il posto a radure sempre più estese, ma un atteggiamento ‘pigro’ delle cellule staminali addette alla fabbricazione dei nuovi capelli, o meglio un malfunzionamento che non blocca la nascita del capello, ma agisce sulla sua dimensione.

Studiando i follicoli piliferi di uomini sottoposti a trapianto di capelli i ricercatori si sono accorti che le zone calve corrispondevano a cellule ‘progenitrici’ la cui maturazione era differente dalle altre e ne hanno dedotto che la calvizie non riguarda un’assenza di capelli, ma piuttosto la nascita di capelli microscopici di dimensione talmente ridotta da risultare invisibili.

Se la calvizie dipende dall’atrofia dei follicoli, e non dalla loro scomparsa, il ricercatore Cotsarelis ha dichiarato: “il fatto che esista un numero normale di cellule staminali sul cuoio capelluto ci dà la speranza di riattivare tali cellule”, per poi precisare che i tempi di individuazione di una cura sono ancora lunghi, poiché “tra i prossimi passi quello da fare ora consiste nell’identificare i fattori biologici, e lavorare sulla conversione delle cellule staminali in cellule progenitrici”.

Ad oggi la causa scatenante della calvizie maschile non è ancora stata individuata, anche se molti esperti sostengono che alla base di questo disagio ci sia una variazione dell’ormone maschile testosterone, ma ora che ne sono noti i meccanismi, sarà più facile per i ricercatori individuare una cura.

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