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Beyoncé stakanovista: quarto album e un film di Eastwood

MILANO – Ha un nuovo album in uscita il 24 giugno, un tour mondiale che l’aspetta e una parte in un film di film di Clint Eastwood. Alla soglia dei trent’anni e del suo quarto disco (“4”), Beyoncé si racconta a L’Uomo Vogue, che le dedica la copertina del numero in edicola.

L’icona pop planetaria non solo canta, recita e produce video, ma ha una linea di abbigliamento e sta per lanciare una nuova fragranza. «Occuparmi personalmente di tutti gli aspetti del mio lavoro è una questione di principio – spiega – spesso sono mio marito (il rapper Jay-Z ndr) o la mia famiglia a impormi di staccare per un giorno o due, altrimenti io continuerei a lavorare a oltranza».

Nel nuovo album, Beyoncé spazia fra ritmi disco, r’n’b, hip hop ed elettronici. L’artista ci ha lavorato un anno, registrando oltre 70 canzoni per arrivare poi a selezionarne una dozzina. «Avevo talmente tante idee che ho preferito registrare tutto e poi decidere».

A dir la verità, la star voleva prendersela comoda, questa volta, ma parti di un brano inedito sono trapelate su internet, costringendola ad accelerare i tempi per il lancio ufficiale.

«Mi stavo godendo un momento di relax, riuscivo a dormire otto ore, lavorare con calma, di colpo mi sono trovata a correre per più di dodici ore al giorno» racconta.

Il periodo si preannuncia molto intenso: Beyoncé reciterà, infatti, nel remake diretto da Clint Eastwood di “È nata una stella”, nel ruolo che fu di Judy Garland prima e di Barbara Streisand poi.

«Ho sempre cercato di essere una performer a tutto tondo: il mio lavoro è intrattenere e comunicare, che sia attraverso una canzone, un film o una foto di moda. Per essere soddisfatta non basta che la foto sia bella, deve trasmettere qualcosa».

Recentemente, Beyoncé ha anche abbandonato Sasha Fierce, che nell’album precedente l’ha aiutata a trasformarsi nell’animale da palcoscenico che è oggi: «Sasha serviva per proteggermi. Ora non ho più paura di mostrare il mio lato umano e le mie emozioni più profonde. Anzi, è quello che cerco».

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