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Gli over 40 amano l’abito tradizionale. L’uomo è lento nei cambiamenti in fatto di look

L’uomo e’ lento nei cambiamenti, si sa. Parliamo di abbigliamento, che nessuno si offenda: ma, a meno che non facciano i creativi, agli over 40 l’abito tradizionale nessuno glielo schioda di dosso, inutile insistere. Puo’ cambiare un rever (stanno tornando quelli larghi), puo’ allargarsi o accorciarsi il pantalone (e’ la volta del corto), ma piu’ di tanto, cari stilisti, perdete ogni speranza.

Certo, quelli arrivati agli ‘anta’ sono ormai i ‘vecchi’ clienti della moda. C’e’ tutto un popolo giovane e globale che veste come vuole, come si sente. Eppure, non e’ un ‘fai da te’ assoluto, c’e’ sempre un vento fashion che gira, magari con il tam tam dei social network. Ma tutti, proprio tutti, ragazzi e brizzolati, sono piu’ lenti e cauti nel recepire gli input di quanto non lo sia il mondo femminile. Con questa premessa, le tendenze di Milano Moda Uomo, che chiude oggi, possono essere meglio interpretate: se non noterete cambiamenti, date tempo al tempo.

Spiegavano, Domenico Dolce e Stefano Gabbana, che ci hanno messo tre stagioni per allungare il cavallo dei pantaloni, prima di 14, poi di 24, infine di 30 centimetri: ”Anche l’uomo giovane e’ tardivo, lo sappiamo”. Controprova da Armani. Ma che bel pastrano ha aperto la sfilata, foggia militare, ottimo tessuto e maschia martingala: ”E’ mio – spiega lo stilista – intendo del mio personale guardaroba, l’ho messo in passerella e tutti i miei collaboratori ne sono entusiasti”. Il vecchio e il nuovo convivono dunque, elegantemente.

Comunque, nei corsi e ricorsi, stavolta, mediamente, i calzoni si accorciano e le giacche pure, diventando fin troppo striminzite. Giacchine che stritolano le spalle, coprono appena la schiena, tirano sul petto come se il sarto avesse sbagliato misure. Naturalmente ci sono le eccezioni: qualcuno ha portato in passerella blazer a scatola, larghi quanto lunghi, e cappotti oversize che faranno tendenza o controtendenza. I paletot, in ogni caso, sono tornati in auge (ma gia’ dalle sfilate dello scorso anno) per tutti. In cashmere o in materiale tecnico perfino effetto raso, in lana cotta o in tessuto inglese, si porteranno anche lunghi, questa e’ una novita’.

Stoffe inglesi, dicevamo: ce ne sono a iosa (usate come sono, doppiate, sovrimpresse con garza di lino) ma in generale un vento british tira dalla Manica, riscaldandosi sul Mediterraneo. C’e’ chi interpreta il British-style letteralmente (qualcuno perfino in versione anni 70), chi lo reiventa all’italiana, addolcendolo. Il prossimo inverno saranno anche di moda i bottoni nascosti, il ‘petto e mezzo’ (il doppiopetto e’ troppo sigillante) e le mezze tinte, il marrone indeciso, il verde incerto tra se stesso e il grigio, il blu-nero, i falsi toni come il rosa cipolla.

Molto jersey (per blazer disinvolti) e tanta maglieria: pulloverino o pulloverone sotto le giacche, maglione iperlavorato sotto il cappotto, lane preziose o piu’ normali, spesso agugliate o pelose. Ai piedi quasi di tutto, dai desert boots agli stivaletti (ma non stivali), dalle scarpe classiche allacciate a quelle che fanno diventare formale il genere sportivo.

E poi tanti borsoni, come se l’uomo fosse sempre in viaggio. Infine un tocco di Cina, dato che la’ sono i mercati, e tanti anniversari da celebrare, perche’ chi ha radici le usa: una tendenza e’ anche quella di premiare chi propone sia prodotto sia storia.

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