Freemium il nuovo modello di consumo per chi non si fa dominare dalle mode

Freemium il nuovo modello di consumo per chi non si fa dominare dalle mode

C’era una volta il lusso, per pochi, e c’era il basic, per tutti. Ora e’ tempo di ‘freemium’, un nuovo modello di consumo per coloro che non si fanno dominare dalle mode, ma le usano a loro piacimento. La nuova parola compenetra la cultura del free, cioe’ del gratuito, dell’accessibile, del prezzo basso, con l’eccellenza del premium, vale a dire dell’esclusivo, dell’alta gamma. A inventare il neologismo e’ stato il sociologo Francesco Morace, presidente di Future Concept Lab, che sta scrivendo un libro sull’argomento e ha anticipato la sua idea su Bookmoda@, il trimestrale di settore diretto da Gianluca Lovetro. ”Tutto e’ nato – dice Morace – dalla massificazione degli outlet: la gente si e’ abituata a comprare il meglio a meno. Da eccezione, l’affare si e’ trasformato in regola, quella del bargain, dello sconto, e quindi si e’ consolidata l’idea destabilizzante che la qualita’ del prodotto non sia sinonimo di prezzo alto”. Si e’ spezzata la catena del ”vale, quindi costa tanto” e viceversa. La qualita’ dunque e’ andata verso la massa e nello stesso tempo e’ entrato in crisi il low cost senza dignita’. Naturalmente hanno contribuito a creare tutto questo anche le grandi catene della moda a basso prezzo, da Zara ad H&M, da OVS Industry a Gap che hanno sviluppato la qualita’ di massa, hanno inserito l’appeal nel prodotto che un tempo era dozzinale e non aveva pretese, hanno aperto bei negozi nelle vie del centro. Ma il concetto di freemium e’ perfino qualcosa di piu’: si tratta di un nuovo pacchetto personale di consumi, un inedito mix. Per esempio, i giovani condividono musica a costo zero, ma per il concerto del loro beniamino spendono anche 100-150 euro. Le notizie on line sono gratuite, ma se vuoi l’approfondimento lo paghi. Non sei costretto a spendere tanto e sempre, ”questo – spiega Morace – e’ consumo vocazionale”. Dunque si sceglie e si mescola: riciclo, mercatino, basso prezzo, ma anche l’oggetto, il viaggio, l’evento costoso che appaga le proprie inclinazioni e aspirazioni. Il freemium e’ nato con la moda: il pret-a-porter degli stilisti, alle sue origini, era un consumo freemium. Poi via via e’ diventato lusso e oggi la moda e’ costretta a fare i conti con la nuova tendenza, per non restare indietro. Oggi a Milano apre il primo negozio italiano di Gap (che ne ha 330 nel mondo, 30 a Londra e 25 a Parigi tanto per dire) con una piccola ‘capsule collection’ firmata Valentino: come si nota, il basso tende verso l’alto che, a sua volta, e’ onorato di scendere verso il basso. E il cliente, che normalmente pagherebbe solo 30-40 euro per il giacchino in denim della catena low cost, fa la fila dall’alba per accaparrarsi quello Valentino for Gap a 120 euro: anche questo e’ un po’ freemium.

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