Moda, l’uomo di Gucci torna agli anni ’70, tra eskimo e borsoni

Moda, l’uomo di Gucci torna agli anni ’70, tra eskimo e borsoni

”Ancora tu…ma non dovevamo non vederci più?” cantava Lucio Battisti, e una versione rielaborata di Still You (la canzone originale di Peter Gordon) apre la sfilata di Gucci. Frida Giannini, direttore creativo della doppia G, non l’ha scelta a caso.

I contraddittori Seventies ritornano. Qui avevamo il terrorismo, gli scontri di piazza, gli indiani metropolitani e una gioventù che snobbava la moda borghese, ma insieme cresceva un’eleganza italiana sempre più internazionale. Eskimo e Gucci convivevano in un mondo a mille facce. I mocassini con il morsetto e gli anfibi militari, l’apoteosi dello chic iconico e il disordine totale. Ecco perché non è possibile non riaverli sempre tra i piedi, quegli Anni 70.

Per Gucci poi, fu il decennio della affermazione assoluta. Gli aeroporti erano i luoghi della consacrazione: Peter Sellers fotografato nel 1970 in quello di Londra con due borse da viaggio e una a tracolla, un tripudio. Stesso scalo, nel 1971, David Niven esibisce doppio bagaglio a mano. Ancora aeroporto di Londra, nel 1976, ecco un trentenne Rod Stewart, con occhiali scuri e scarpe bicolori intonate al borsone, in un perfetto completo a quadri, portato in modo disinvolto sulla camicia aperta.

Erano ancora anni di contestazione, ma nessuno si vergognava a viaggiare con perfetta eleganza. Proprio quella eleganza, ovviamente rielaborata, torna oggi sulla passerella di Gucci. E proprio lo stile british un po’ dandy del cantante londinese, torna di scena. Questo è l’anno in cui Gucci celebra i 90 anni e questa è la sua prima sfilata del 2011. A settembre verrà aperto il nuovo Museo Gucci a Firenze e sarà pubblicato un volume sulla lunga strada della casa fiorentina.

Ora però è la moda che inizia la celebrazione: il new dandy firmato Gucci indossa giacche allungate, con spalla a rullino, tipica costruzione sartoriale inglese, e revers importanti. Porta pantaloni vagamente a zampa, ma alleggeriti dalle pinces e morbidamente fluenti sulle calzature formali o sugli stivaletti. Gli accessori (addirittura fatti e poi lavati) ricordano sempre il viaggio: la morbida borsa di cinghiale con il mitico manico di bambù ricurvo (mai usato per l’uomo), il borsone in tessuto diamantato e la ‘portadocumenti’ che si piega come una pochette.

Questo ”seduttore vanitoso e stiloso”, come lo definisce la designer, ama le pellicce (grandiosa quella in leggera mongolia, eleganti i giacconi di montone, lussuoso il castoro rasatissimo) ma sceglie anche la pelle, perfino un preziosissimo blazer in coccodrillo color ostrica. Vien da domandare quanti uomini si comprino questi capi: ”Più di quanti crediate” risponde Frida.

Ma scendendo a terra, lo stile Gucci impone sempre, anche sotto il maglioncino di mohair, la cravatta a quadri, in accordo con la camicia in tutte le nuances dei falsi toni, dai rosa al fango, dal marrone indeciso al bordeaux attenuato, che è poi la palette di colori che impronta la collezione, con l’aggiunta ovviamente del nero. E’ un personaggio come sempre un po’ rock e un po’ romantico, quello che Frida Giannini preferisce: ”Vorrei incontrarne di uomini vestiti così. Purtroppo oggi mancano – dice – icone di eleganza che restino in mente come quelle degli Anni 70”.

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