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Hermès respinge la corte di Lvmh: “Arnault un azionista indesiderato”

PARIGI – La disputa tra il marchio del lusso Hermes e il gruppo Lvmh non è solo basata su freddi calcoli aziendali di convenienze di mercato. La questione è sostanziale: può un gruppo da sempre simbolo di lusso, artigianalità e bellezza andare a braccetto con quella che è la multinazionale francese del settore, tutta marketing e finanza? La risposta della maison è forte è chiara: no.

Lo ha detto il numero 1, Patrick Thomas: “Bernard Arnault (a capo di Lvmh, ndr) era, è e resterà, un’azionista di indesiderato e indesiderabile. Non ci sono e non ci saranno collaborazioni di alcun genere. La nostra cultura d’impresa è incompatbile con quella di un grande gruppo finanziario, Lvmh o altri”. E questo è proprio il nodo dei rapporti tesi tra le due parti, mentre Lvmh sta espandendo il suo raggio d’azione arrivando ad allearsi con il gruppo Bulgari.

E si capisce l’irritazione di Hermes: non si può cedere anche solo un centimetro di reputazione se è grazie a questa che le donne sono disposte a pagare migliaia di euro per una borsetta. Proprio grazie all’appeal di Hermès oggi “Birkin” o “Kelly” non sono più i cognomi delle dive di una volta. Sono le borse icona del marchio.

E per rispondere agli “attacchi” di Lvmh, Hermes sfoggia cifre da capogiro: le vendite della maison sono cresciute del 18%, l’utile è aumentato del 46%. Facile con queste cifre respingere sdegnati le offerte, anche se vengono da un colosso finanziario.

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