Misteri della moda. Antonio Melani sbarca su Vogue, ma in Italia è sconosciuto

Misteri della moda. Antonio Melani sbarca su Vogue, ma in Italia è sconosciuto

NEW YORK – Quando arrivi su Vogue sei quasi in cima alla montagna: nel mondo della moda riuscire ad avere una pagina sulla rivista più cool del settore, diretta dal 1988 dalla Crudelia fashion Anna Wintour è come una scalata da record.

Sul numero di giugno dell’edizione americana, passato l’indice, al primo gruppetto di pagine con gli stilisti più famosi e le tendenze da seguire spicca un nome: Antonio Melani.

Il brand sembra tutto italiano, suona di origini toscane, i vestiti hanno uno stile chic da signora anni ’50 e gli accessori ricordano Chanel.

Sulla pagina internet è associato ad altri marchi sotto un unico “protettore” che è Dillard’s.

Visto il taglio degli abiti, i sandali minimal, le borse di pelle e i bikini da marinaretta “casta” con la canotta al posto del reggiseno, a immaginare i prezzi ci si aspetterebbe una mazzata tra capo e collo.

Invece no, Antonio Melani vende infradito da sera a 69.99 dollari, un abito di cotone ricamato con motivi floreali nero e bianco a 179, borse bauletto a 250.

Un dubbio aleggia scorrendo il sito internet diviso per sezioni, compresa quella degli affari e delle offerte: Antonio Melani esiste davvero o è solo il nome di una linea fortunata che è riuscita ad approdare sulle pagine della temuta quanto elogiata Anna Wintour?

I vestiti sono carini, senza eccessi, alcuni ricordano alcune linee retrò e, come recita lo slogan sul sito, sono praticamente cuciti addosso a una donna “fresca, moderna e giovane”.

Si tratta di una quasi griffe sedotta dall’America o di un semplice marchio a costi accessibili che ha imboccato la via giusta?

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