Doni e ricette con gli epigrammi di Marziale

Doni e ricette con gli epigrammi di Marziale

Mio figlio piccolo ha appena cominciato a studiare latino e qualcuno gli ha regalato un’edizione degli epigrammi di Marziale, fortunatamente con la traduzione italiana.

L’ho sfogliato e ho trovato tutta una parte dedicata a regali e ricette.

Per i romani il Natale andava dal 17 a 23 dicembre, un po’ come oggi per noi, e l’uso era scambiarsi regali di ogni tipo, anche molto modesti.

Due interi libri, il tredicesimo e il quattordicesimo, gli ultimi della raccolta, sono dedicati ai doni.

Marziale si esercita a scrivere un lungo catalogo di biglietti di auguri con cui accompagnare oggetti e cibi: in tutto trecentocinquanta.

Forse è un po’ presto pensare al prossimo Natale ma le scoperte che sto facendo leggendo questi epigrammi sono talmente divertenti che ve le voglio mettere a parte.

Lo sapevate che una volta gli asparagi coltivati a Ravenna erano considerati tra i migliori dell’Impero romano? Ma anche allora niente era più buono degli asparagi selvatici.

Anche i datteri erano di moda duemila anni fa. Venivano regalati a capodanno però non per essere mangiati come facciamo oggi avidamente e senza riguardo per la linea ma dorati come si usa ancora per il vischio. Scrive Marziale: “Nelle calende di gennaio si offre un dattero dorato. Questo però è un dono della povera gente”.

Chiudo con una semplice ricetta: come rendere dolci le mele cotogne: “Se ti saranno poste davanti mele cotogne impregnate di miele, dirai: queste mele nane sono deliziose”.

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