Parigi, Armani privè riscrive l’eleganza della geisha

Parigi, Armani privè riscrive l’eleganza della geisha

PARIGI – A Parigi sfila la geisha che non fa la geisha, sfila un’idea di Giappone, un sogno, delle immagini rimaste impresse nella memoria e trasferite in passerella passando per lo stile italiano e per l’arte tutta europea della couture. Giorgio Armani lo aveva annunciato, la sua collezione Privè è un omaggio a un paese raffinato e duramente ferito: ”Amo molto il Giappone, la sua cultura, la pulizia dei suoi grafismi e insieme il suo romanticismo”.

Armani Privè stavolta vive dunque di questi contrasti, di questo mediare tra la sobrietà geometrica e la ricchezza delle pieghe, tra il nero assoluto e i motivi floreali, tra la rigidità degli obi e la sensualità dei fiocchi costruiti. Non vuole cadere nella ricostruzione e nel costume, e non è facile evitarlo quando ci si destreggia con elementi così caratterizzati come il kimono, l’obi, il raso ricamato a rami fioriti, la seta dipinta a grafismi. Armani vuole usare il Giappone come ispirazione per una femminilità un po’ più segreta: le spalle nude evitano la scollatura, sempre protetta da un bustino che sale a pennello, le gonne sono longuette e lo spacco si apre sulla fantasia delle sete a sfondo-piega. Le uscite in passerella sono 48, una piu’ preziosa dell’altra, tra plisse’ e ordinate frange di perline, tra rigonfiamenti sul dorso e drappeggi sul fianco. Niente è troppo austero e nulla è troppo audace. C’è la ricchezza e il minimalismo, l’opulenza e la sobrietà: il completo pantalone arriva alla caviglia, svetta sui tacchi, sale fino alle spalle insellate di una giacchina nera quasi anonima se non fosse per il taglio perfetto e per la fascia colorata che la chiude sulla vita sottile.

L’abito bustier color mandarino si ferma lì dove inizia la lunga sottogonna di pieghe piatte. La donna è una colonna classica e insieme una icona orientale, è un messaggio sensuale ma non e’ facile da avvicinare. Grandi bijoux a fiori smaltati, bustini rigidi e lucidi, copricapi di rafia (realizzati da Philip Tracy) che sembrano nastri di capelli lavorati a fiocchi.

Questa è l’alta moda e Parigi è la sua capitale: ma come non notare che è  una haute couture molto italiana? Lo sciovinismo non è un vizio nostrano (anzi, semmai l’Italia ha il difetto opposto) ma anche Giorgio Armani ammette che la nostra moda qui fa la parte del leone (Valli, Riccardo Tisci per Givenchy, Valentino). Di questa forte presenza italiana lui da, per quanto lo riguarda, una spiegazione che entra nel merito della collezione: ”venire a Parigi – dice – significa anche creare una moda più internazionale”.

Nel senso dello stile, non solo del parterre della sfilata, che annovera anche Cate Blanchett, Katie Holmes, Olivia Palermo, Daphne Guinness, tutte invitate a un pranzo giapponese per il quale è arrivata a Parigi l’equipe dell’Armani/Nobu di Milano.

(Foto AP/LaPresse)

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