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Natalia Aspesi: le donne vogliono liberarsi non solo dalla famiglia, anche dall’amore

Qui un estratto della Conversazione con Natalia Aspesi di Fabrizio Ravelli, sul numero di novembre di E in edicola dal 28 ottobre:

“Il primo pezzo che ho fatto – racconta – è stata una storia delle api, non so perché. Il secondo, mi hanno mandato a Bellagio a una mostra di cani, e lì ho capito che mi piaceva pazzamente guardare, parlare, e poi scrivere » (…) . «Sono stata in Vietnam nell’ultimo mese di guerra. Mi ricordo, non sapevo neanche cosa fosse e dove fosse. E il giornale, non so per quale bizzarria, decide di mandarmi. Non ho avuto neanche il tempo di leggere qualcosa, ero frivola. E lì, appena arrivata ho incontrato la Fallaci, che mi ha fatto una scenata: “Dov’è il fiume tale?”. “Boh”, dico io. E lei: “Ecco chi mandano a fare queste cose importanti!”. “Sì – dico io – hai proprio ragione…

Da molti anni tieni una seguitissima Posta del cuore sul Venerdì di Repubblica.

“Sì, e mi piace ancora tantissimo. E devo dire che, dopo tanti anni di giornalismo, dandomi delle arie, nessuno sapeva chi ero. Adesso mi riconoscono, perfino a Londra, e non so come mai. Vado in paesini di due case, nel Salento, e c’è qualcuno che mi ferma. E a parte questo, una cosa di cui sono orgogliosa è vedere questa montagna di lettere scritte benissimo. I colleghi mi dicono che le riscrivo. No, io casomai le accorcio ma non tocco una parola. E mi citano magari delle robe di cultura che io non so cosa siano, ma vado a vedere sull’internet. Di questa rubrica, e del rapporto con i lettori sono proprio orgogliosa (….)”

Negli anni, hai visto i mutamenti delle donne, degli uomini, delle famiglie.
“Diciamo che il mutamento più grosso da parte degli uomini è stato nella difficoltà, nell’incapacità di accettare la libertà delle donne: di piantarli, oppure di voler lavorare. Ho ricevuto molte lettere di uomini incattiviti contro il genere femminile. Adesso c’è questa scoperta del dolore degli uomini, non più espresso con l’odio verso le donne, o il desiderio di vendetta, ma quasi con comprensione di quello che è successo e di presa di responsabilità”

E le donne?

“Le donne hanno un desiderio di libertà fortissimo. Di liberarsi, oltre che dalla famiglia, anche dall’amore. Mica tutte, ovvio. Ma c’è una voglia di essere se stesse, di smettere di essere la moglie di, la compagna di, adattandosi a tante cose. Ci sono più cinquantenni e oltre, piantate o vedove, che scoprono come la condizione di donne sole sia piacevole. E ci sono quelle che vogliono ancora un uomo. E lì, devo rispondere ogni volta che a cinquant’anni sì, può capitare, ma insomma ci vuol molta pazienza”.


 

La copertina di E

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