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La maledizione degli stilisti “reali”: celebri per qualche giorno, sconosciuti per sempre

LONDRA – Mentre in Inghilterra impazza il toto-stilista per l’abito top secret che Kate Middleton indosserà al matrimonio venerdì mattina, Catherine Ostler ripercorre sul Daily Mail la storia degli abiti da sposa reali degli ultimi 40 anni, ricordando come per molti designer la nobile “investitura” si sia rivelata tutt’altro che una benedizione sul lungo termine.

Paradossalmente, infatti, gli stilisti che hanno avuto l’onore di vestire le teste coronate britanniche nel loro “grande giorno” spesso sono poi caduti nel dimenticatoio o, peggio, sono addirittura finiti in bancarotta.

È il caso, ad esempio, di David and Elizabeth Emanuel, la coppia di giovani stilisti appena usciti dal college che Lady Diana assoldò per creare il vestito da “meringa” indossato il 29 luglio 1981: giorno del suo infelice “sì” al principe Carlo. Le sorti della coppia non furono diverse da quelle dei loro nobili clienti: inizialmente inondati di richieste, dimostrarono di non possedere alcuna abilità manageriale e presto si divisero, non solo professionalmente, ma anche sentimentalmente, mettendo fine al loro matrimonio.

Meno tragico, ma altrettanto insignificante, il destino di Maureen Baker, che nel 1973 creò il vestito con maniche da stregone indossato dalla principessa Anna nel giorno del suo matrimonio con il Capitano Mark Phillips, che la faceva somigliare (secondo Ostler) “alla versione inglese leggermente equina di Catherine Deneuve”. Baker, che all’epoca era un’emerita sconosciuta, lo rimase anche negli anni a venire per sua stessa volontà, ma continuò a confezionare abiti pratici e minimalisti per la principessa, che ne ha sempre condiviso il basso profilo e ha acconsentito entusiasta a farsi modificare i vestiti indossati durante la gravidanza per poterli portare anche una volta dimagrita, risparmiando notevolmente sul guardaroba.

È, invece, di recente tornata a far parlare di sé Lindka Cierach, la stilista che creò l’abito indossato da Sarah Ferguson alle nozze con il principe Andrea. Concepito come una dichiarazione d’amore di stoffa, il vestito (con le tipiche spalline in voga negli anni Ottanta) era impreziosito da una “A” e dal disegno di un’ancora, omaggio alla carriera in marina dello sposo. Dopo aver disegnato per anni abiti per Cherie Blair, Helen Mirren, Catherine Zeta-Jones e per Rania di Giordania, Linka è stata assoldata da Carole Middleton, mamma di Kate, per crearle un abito da indossare alle nozze della figlia. Ma ha poi finito per litigare con la sua cliente quando ha scoperto di essere soltanto una delle designer a cui Carole aveva lanciato la sfida, poi vinta da un’altra stilista.

L’Oscar per l’originalità, spetta invece a Samantha Shaw, che nel 1999 assecondò il sogno medievale del principe Edoardo confezionando un abito per la sua sposa, Sophie Rhys-Jones, in linea con i costumi da cavalieri in miniatura dei baby-paggetti, senza però cadere nel ridicolo. Dopo questo exploit, la costumista si è ritirata per molti anni a vita privata, ma nel 2007 ha riaperto il suo studio di Paddington ed è tornata a disegnare per donne dell’alta società.

Molto eclettiche, ma pur sempre semi-sconosciute, Antonia Robinson e Anna Valentine, che per il matrimonio di Camilla Parker Bowles con il principe Carlo, nel 2005, crearono ben due mise (una bianca di chiffon con cappotto beige e un’altra blu) salvo poi scindere i propri destini professionali proprio in corso d’opera. Da allora, Antonia si è dedicata ai gioielli, mentre Anna ha avuto un discreto successo e il suo studio oggi viene descritto come uno dei tesori nascosti di Londra.

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