Moran Atias: “La mia carriera dalla Carrà a Crowe”

Moran Atias: “La mia carriera dalla Carrà a Crowe”

MILANO – Da “Carramba che fortuna” a Hollywood la strada può sembrare lunga. Ma se, oltre alla bellezza, c’è un innegabile talento, l’impresa è tutt’altro che impossibile. Lo dimostra la carriera di Moran Atias, modella israeliana sbarcata in Italia dieci anni fa, che dopo essere stata arruolata come valletta da Raffaella Carrà ha spiccato il volo verso gli Stati Uniti per diventare la pupa del gangster al fianco del grande Dennis Hopper nella seguitissima serie tv “Crash”.

All’inizio, il suo doveva essere soltanto un cameo, ma il pubblico l’ha adorata a tal punto da trasformarla in uno dei personaggi principali e da imporla all’attenzione di Paul Haggis (regista premio Oscar per “Crash” e sceneggiatore di “Million Dollar Baby”), che l’ha voluta nel suo “The next three days”, da poco uscito al cinema anche in Italia, al fianco di Russell Crowe.

«Se ora recito con lui, lo devo al mio passato di valletta a “Carramba che fortuna”» confessa la bella Moran, 30 anni, in un’intervista al settimanale Oggi. Ma anche a una terribile malattia: «Da ragazza ho avuto due volte la meningite. E ho rischiato di morire. Ma in fondo quella malattia è stata la mia fortuna – spiega l’attrice – Una brutta esperienza, che ho vissuto due volte, prima a 14 poi a 21 anni, ma che mi ha fatto esonerare dal servizio militare, obbligatorio anche per le donne in Israele. Se fossi andata a fare il soldato non avrei iniziato questa carriera. Alla leva, invece, mi hanno esonerato. E così ho potuto seguire i miei sogni».

Dopo i costumini attillati di “Carramba” e de “I raccomandati”, per Moran sono arrivati, infatti, i primi ruoli cinematografici in “Rose nel deserto” del maestro Monicelli e nell’horror d’autore “La terza madre” di Dario Argento. Poi, il salto nel buio, fino all’altra sponda dell’Atlantico e, dopo un paio d’anni, l’incontro con Russell Crowe e Paul Haggis.

«Russell è incredibile: non recita, vive i personaggi. Riesce a entrare totalmente nella parte tanto che per tutto il tempo delle riprese pensa come lui, si muove come lui, parla come lui… Diventa proprio una persona diversa. Credo che sia un caso grave di sdoppiamento della personalità – racconta ridendo a Oggi – Vederlo recitare è stata una lezione preziosissima. In Crash ho recitato con Dennis Hopper. Un altro grandissimo del cinema. E mi sono accorta di come anche lui fosse maniacale nella costruzione del personaggio. Loro non recitano, vivono. Non è più Russell che recita John, ma Russell che diventa John».

Il rapporto professionale con Crowe si è trasformato in una bella amicizia: «Mi aspettavo una persona scostante. Pensavo: “Figurati se quel semidio del cinema mi considera…” – rivela Moran al settimanale – Invece. Mi ha dato anche buoni consigli, mi ha detto di impegnarmi al massimo anche nelle piccole parti, perché lavoro porta lavoro. E poi mi ha coinvolto nelle sue cose, mi ha chiesto di aiutarlo a raccogliere fondi per i bambini di Haiti per la fondazione benefica di Paul Haggis».

Anche per il regista, la Atias nutre una profonda stima: «Lavorare per lui è stato un sogno. È geniale il modo in cui attraverso l’oscurità e la paura i suoi personaggi arrivano a scoprire il loro “io” interiore, la loro forza. In “The next three days” succede proprio questo: una famiglia che vive una vita apparentemente perfetta, tutto a un tratto viene sconvolta dall’arresto di Lara, la moglie, per omicidio. E suo marito farà di tutto per liberarla scoprendo in sé delle risorse che non avrebbe mai pensato di avere».

Qualcuno ha insinuato che fra l’attrice e Haggis sia addirittura scoccata la scintilla del colpo di fulmine, ma Moran smentisce il pettegolezzo e rivela di essere impegnata con un misterioso sceneggiatore. Il suo segreto, del resto, è «L’umiltà e la carica interiore. Bisogna capire che non si è mai arrivati e che dopo un lavoro ci si deve rimettere in gioco e affrontarne uno nuovo: un film è solo un passo in una strada più lunga, se smetti di camminare non vai da nessuna parte. Ogni set, ogni trasmissione televisiva mi ha insegnato cose importanti. Esser nata in Israele, un Paese sempre in guerra, ti aiuta a non dare per scontate molte cose della vita. Certe libertà, certe certezze come quelle di tornare serene a casa la sera, in Paesi come l’Italia sono ovvie, e per questo sottovalutate. Combattere per seguire la propria strada forgia il carattere».

Fra i prossimi progetti di Moran, ora ci sono la partecipazione a “CSI Miami” alla serie tv “White collar”, ma anche un corso di sceneggiatura, sempre negli Stati Uniti. L’Italia, però, confessa l’attrice, «Resta la mia seconda casa. Torno sempre volentieri. Di voi adoro tutto: la moda, lo stile, la cucina e soprattutto gli uomini. Così passionali… Ho una valanga di amici italiani. Devo tantissimo a Raffaella Carrà, che è stata la mia prima maestra nel mondo dello spettacolo. E devo molto anche a Domenico Dolce che mi ha  spinto ad abbandonare la passerella per studiare recitazione. Non potrò mai ringraziarlo abbastanza».

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