Martin Sheen su Charlie: “Conosco il suo inferno. Girai la prima scena di Apocalypse Now in preda all’alcool”

Martin Sheen su Charlie: “Conosco il suo inferno. Girai la prima scena di Apocalypse Now in preda all’alcool”

LONDRA – Martin Sheen, padre del “bad boy” Charlie, rivela in una lunga intervista al Telegraph, quotidiano inglese: «So in che inferno sta vivendo mio figlio, anch’io ho avuto episodi psicotici in pubblico. Uno di questi è addirittura stato ripreso: è la scena iniziale di Apocalypse Now».

Nella lontana stagione dei monsoni del 1976, nel cuore della giungla filippina, le cose per la famiglia Sheen non si stavano mettendo bene: le riprese del celebre film di Francis Ford Coppola avrebbero dovuto durare solo 5 mesi, ma si estesero all’infinito. La situazione politica, nell’area, era molto instabile, il clima insopportabile e le condizioni di lavoro degli attori massacranti.

Martin aveva portato con sé l’intera famiglia, la moglie Janet Templeton, con cui è ancora sposato, e i suoi figli, ma il suo alcolismo non rendeva le cose più facili. «Stavo impazzendo, volevo solo tornare a casa» ricorda il fratello maggiore di Charlie, il primogenito Emilio Estevez (vero cognome del padre, che ha voluto conservare), che all’epoca aveva solo 14 anni.

Nella leggendaria prima scena di Apocalypse Now, in cui il Capitano Benjamin Willard in un hotel di Saigon spacca uno specchio con un pugno per poi riempirsi di sangue, in realtà di finzione ce ne fu poca: quel giorno Martin compiva 36 anni ed era completamente ubriaco. «Lo odiavo quando beveva perché diventava violento e se la prendeva sempre con me perché ero il maggiore» ricorda Emilio.

Durante le riprese di Apocalypse Now, Emilio vide la sua famiglia finire sull’orlo del baratro: dopo 12 mesi Martin ebbe un attacco di cuore, ma per fortuna riuscì a tornare sul set in poche settimane. Estevez rimase per molto tempo abbandonato a se stesso: «I miei genitori nemmeno si accorgevano se saltavo su una macchina con Larry Fishburne (co-star adolescente di Martin nel film, ndr) e andavo a Manila per il week-end, dove c’era la legge marziale e ti sparavano a vista se rimanevi per strada dopo l’una di notte». «Recentemente ho chiesto ai miei genitori che diavolo pensassero all’epoca, con che coraggio mi lasciassero andare e mi hanno risposto semplicemente: “Avevamo quattro figli. Se dovevamo perderne uno, pazienza. Stavamo solo cercando di sopravvivere».

Più di trent’anni dopo quella tragica esperienza, Martin, che oggi ha 70 anni, ed Emilio, che ne ha 48 ed è un attore prestato alla regia, hanno intrapreso insieme un’altra odissea cinematografica in terra straniera, questa volta più felice. Martin, infatti, è il protagonista dell’ultimo lavoro di Emilio, The Way, in uscita il prossimo 13 maggio.

Il film racconta la storia di un padre, Tom (Sheen) che si riconcilia idealmente con il figlio Daniel (Emilio), un backpacker morto durante una tempesta sul Cammino di Santiago, viaggiando dall’America alla Spagna per andarne a recuperare il corpo. Una volta giunto sulle montagne, il padre decide di rendergli omaggio percorrendo l’intero Cammino da solo. Sulla sua strada incontrerà molti personaggi, «un po’ come Dorothy nel Mago di Oz», e farà i conti con la propria mancanza di fede in seguito ad alcune visioni del figlio morto.

Martin, che ora è un devoto cattolico ed è sobrio da 20 anni, conosce bene l’esperienza della conversione e crede che la fede potrebbe aiutare anche il figlio Charlie ad uscire dalla dipendenza dalle droghe e dall’alcol, che negli ultimi mesi lo ha visto precipitare in una spirale discendente di sesso e scandali, culminata con il licenziamento dalla sit-com “Due uomini e mezzo” (con cui guadagnava circa 2 milioni di dollari a episodio, un record anche per gli attori americani).

«La dipendenza è il nostro lato oscuro: è un riflesso della disperazione» spiega addolorato. Martin confessa che Charlie a volte lo ascolta e altre no: «Dipende se è in un momento di lucidità. Purtroppo io non posso fare nulla, ormai ha 45 anni, anche se emotivamente è ancora un ragazzino. E questo perché quando hai una dipendenza smetti di crescere, solo quando torni pulito ricominci dal punto in cui eri rimasto».

Se Martin, dunque, afferma di comprendere quel che sta vivendo il figlio, Emilio ancora non se lo spiega: «Al contrario di me e dei nostri fratelli Ramon e Reneé, Charlie ha avuto subito successo: nel 1986 in Platoon, quando aveva solo 21 anni, e l’anno successivo in Wall Street. Tutti noi siamo cresciuti sotto lo stesso tetto in California, abbiamo avuto le stesse regole fin da bambini. Vien da pensare che davvero che ci sia qualcosa di genetico: mia madre è astemia, mio padre è sobrio da 20 anni, Charlie ha un problema con l’alcol e io produco vino».

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