Elton John, la seconda giovinezza del baronetto

Elton John, la seconda giovinezza del baronetto

P – Parte con una standing ovation, ma ce ne saranno tante altre, lo show di Elton John nella Cavea dell'Auditorium di Roma. Non ha nemmeno cominciato la sua performance ma il pubblico gia' lo promuove a pieni voti. Non ha dubbi, ne' tentennamenti. Ed e' una fiducia ben riposta. Anche Renato Zero applaude entusiasta il baronetto del rock in una delle tre tappe italiane del suo Greatest Hits Tour. ''Non potevo mancare'', commenta l'artista italiano poco prima dell'inizio dello show.

''Oggi mi diverto piu' in tour che in passato. Invecchiando la vita migliora'', ha di recente dichiarato Sir Reginald Kenneth Dwight, in arte Elton John. E' vero. Tra un brano e l'altro si alza, va verso il pubblico spalancando le braccia, lo incita, prende due mazzi di fiori che gli vengono regalati a meta' concerto dai fan, emozionati di essere vicini ad un vero protagonista della storia della musica e dello star system. Si vede che si diverte, Reginald, anche se da qualche anno e' un po' in sovrappeso e non sempre gli riescono gli inconfondibili vocalizzi di un tempo. Ma si diverte. Soprattutto quando, e per lui sara' la millesima volta, suona Saturday Night's Alright. Il leggendario musicista britannico, dopo il successo a settembre scorso dei concerti con Ray Cooper, e' in piena forma per il suo ritorno nella Capitale.

Ma stavolta sul palco e' accompagnato dai 2Cellos due giovanissimi e talentuosi (e molto carini) studenti classici croati, Luka Sulic e Stjepan Hauser, di 23 e 24 anni. Come tanti coetanei a gennaio hanno tentato la strada di YouTube per il loro arrangiamento di Smooth Criminal di Michael Jackson, visualizzato da oltre 5 milioni di persone. Poi la telefonata dell'icona del pop e l'invito a suonare nel suo tour mondiale. Oltre ad un contratto con la Sony per il loro primo album, uscito a giugno, con cover degli U2, Nirvana e Sting. Famoso per i suoi eccessi e i look eccentrici, per il suo tour Elton – ormai sposato con David Furnish e diventato padre del piccolo Zachary – ha invece scelto una scenografia assolutamente minimal, in cui spicca il pianoforte. Al suo fianco lo storico chitarristica Davey Johnstone, Bob Birch al basso, Kim Bullard alle tastiere, John Mahon alle percussioni e Nigel Olsson alla batteria.

Dopo 46 album pubblicati dal 1969 ad oggi, e' difficile elencare tutte le sue hit, diventate classici immortali. Stasera, la versione di 15 minuti di Rocket Man colpisce ed ipnotizza, con un finale in cui mischia a sorpresa jazz, rock, blues e funky. ''Grazie a tutti quelli che in questi anni mi hanno seguito, auguro a tutti ogni bene, salute, amore e pace'', dice prima di chiudere due ore di concerto con l'immancabile Your Song. Domani riproporra' le sue perle al Summer Festival di Lucca, ma poi anche in Finlandia, Inghilterra, Stati Uniti, Brasile, Russa, Nuova Zelanda. Per chiudere il tour con 8 date in Australia a Dicembre.

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