Il ‘bello e bravo’ della moda italiana: il modello Davide Giliberti si confessa nell’intervista a Fashionfad

Il ‘bello e bravo’ della moda italiana: il modello Davide Giliberti si confessa nell’intervista a Fashionfad

Davide Giliberti

Non solo un modello, ma un artista a 360 gradi è Davide Giliberti, che sul sito Fashionfad si confessa in una lunga intervista, parlando della sua carriera e dei suoi progetti per il futuro. Il bello della moda italiana ha lavorato per i grandi stilisti del mondo patinato, ma è dallo “stile stravagante ed allo stesso tempo elegante” di Roberto Cavalli che Giliberti afferma di sentirsi maggiormente rappresentato.

“La cultura rende liberi”, con questa massima chiara in testa Giliberti ha terminato i suoi studi liceali ed universitari prima di intraprendere la carriera da modello, ma lo studio è una costante della sua vita, e così ora coltiva la sua passione per la recitazione studiando teatro. Se da bambino sognava di diventare un importante manager, e magari un famoso attore, la professione di modello è stata un’occasione inaspettata.

“Non posso negare che amo immaginarmi come un attore famoso impegnato nei propri affari economici come un perfetto ‘business man’. Ma se ci pensi bene , per un modello anche l’aspetto fisico è un business che ha bisogno di essere rappresentato”, ha affermato Giliberti nell’intervista, spiegando il confine sottile tra la figura del modello, attore e imprenditore di se stesso.

Ma Davide Giliberti non è solo una bellezza nostrana che ha lasciato il suo lavoro da ingegnere per seguire la sua passione per l’arte e la moda, è un uomo deciso che dichiara di non avere un mantra, per poi spiegare che “nella vita dobbiamo porre insieme amore e passione in qualsiasi progetto che seguiamo”.

Magari non è un mantra, ma di sicuro è un’ottima filosofia di vita, che lo ha portato a raggiungere il successo nella moda, e a collaborare con stilisti come Rocco Barocco, Giorgio Armani, Ermenegildo Zegna, John Richmond, Gianfranco Ferrè, Dolce Gabbana, Romeo Gigli, Jean Paul Gaultierre, Etro, Salvatore Ferragamo, Calvin Klein, Burberry, Diesel, Moncler, Roberto Cavalli, cioè tutti i più grandi nomi della moda internazionale.

La moda, quel mondo fatto di bellezza e tessuti che divengono vere e proprie opere d’arte, dove il modello è la tela dell’eccentrico pittore, tela su cui vengono puntati i riflettori e il cui compito non solo è indossare, ma far risaltare la magnifica creazione dello stilista. Questo mondo, dove tutto sembra facile e bello, non è un regno fatato, ma un luogo dove si annidano mali come la droga e i disturbi alimentari, che a volte sfociano nel suicidio.

Per Giliberti l’uso di droghe nell’ambiente “è strettamente legato alla debolezza (forse anche ad un po’ di codardia) in una momentanea illusione di fare qualcosa per trasgredire una realtà che cerchiamo di evitare o che non riconosciamo come un problema frustrante  – ed ha aggiunto – In questo senso è più facile non assumersi le responsabilità delle proprie azioni,con il risultato di un danno fisico e la perdita della propria individualità”.

Il tema è sicuramente complesso e delicato poiché nel mondo della moda si vende la propria immagine, e il fenomeno, che secondo Giliberti è comune in ogni settore, “nell’industria della moda dove tutto è amplificato appare più grande”, e poi aggiunge che “ovviamente come in tutti i casi il problema è originato da un cattivo rapporto con se stessi”.

“Quando lavori come modello per la prima volta per il tuo agente non sei altro che un prodotto in un grande supermercato, che deve adeguarsi alle richieste del cliente. Se i tuoi affari vanno bene andrai alla vetta molto velocemente, ma se vanno male andrai a fondo alla stesa velocità”. Il modello non è un lavoro semplice, e “se non ami realmente te stesso rischi di dimenticare che sei umano e che l’insoddisfazione si impadronisca di te, motivo per cui il suicidio può essere la naturale conseguenza”.

Insomma “se vuoi essere un modello devi avere una personalità molto forte e devi pensare di essere unico nel tuo genere, cercando sempre di mostrare le tue qualità anche se non sembri il migliore in circolazione, cercando di non omologarsi mai agli altri”.  Giliberti della sua individualità ne ha fatto dunque un vanto, e intanto si ripropone come attore nel film “The Borderline”, che sarà distribuito prossimamente in Italia, Spagna e Francia.

La moda non è solo creazione, ma è anche saper abbinare, e questo Giliberti lo ha capito lavorando nell’industria della moda indiana, che “è divisa tra due realtà: il tradizionale stile indiano e il moderno frutto della globalizzazione e proprio dei paesi occidentali”.

Un paese come l’India, famoso per tessuti pregiati come il cashmere e la seta dovrebbe puntare maggiormente agli accessori, “cercando di mantenere sempre l’armonia tra il tipico stile indiano ed il gusto occidentale”, spiegando che “una bella cravatta su una semplice camicia bianca è molto più alla moda di una bella camicia abbinata ad una brutta cravatta”.  Il segreto dello stile è dunque saper abbinare i giusti accessori al giusto look, puntando magari verso un abbigliamento semplice per stupire poi nella scelta dei dettagli, che non possono mai essere trascurati.

Non stupisce che il bel Davide ami una vita semplice accessoriata dalla sua passione per la moda e l’arte, che si descrive come “una persona umile e sensibile che non ama l’ingiustizia, l’oppressione e le falsità”, un uomo legato alla famiglia, agli amici, ed al mare: “amo il profumo del mare e spesso vado in spiaggia per correre o solo giusto per camminare. Amo leggere e ascoltare musica, ed uno dei miei sogni è fondare una mia etichetta musicale”. Quando ho del tempo libero cerco di scrivere poesie o di dipingere”.

Un uomo ‘semplice’ e pratico, legato alle tradizioni ed alla famiglia, ma allo stesso tempo dal senso artistico sviluppato, un artista a tutto tondo che ha saputo esplorare l’universo della moda e da esso reinventarsi come attore ed imprenditore, un uomo ‘quasi’ perfetto, che sa ridere di sè: “Quando ho del tempo libero mi piace scrivere poesie o dipingere, ma i miei quadri hanno bisogno di essere interpretati, perché sono davvero pessimi”, non è forse questo un altro pregio del bello della moda italiana?

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