Yara, uccisa dopo tentativo fallito di violenza sessuale

Yara, uccisa dopo tentativo fallito di violenza sessuale

Bergamo – Morta per una serie di concause forse dopo un tentativo di violenza sessuale. Questa l'ipotesi più realistica che emerge dai primi risultati dell'autopsia sul corpo di Yara Gambirasio, la 13enne scomparsa da Brembate Sopra (Bergamo) il 26 novembre scorso e trovata morta tre mesi dopo a Chignolo d'Isola. A fare il punto delle indagini il sostituto procuratore di Bergamo Massimo Meroni, che questa mattina ha convocato i giornalisti nel suo ufficio. "Ma al momento non ci sono ipotesi prevalenti" ha precisato il magistrato, che però ha di fatto escluso la pista satanica portata avanti in particolare da alcune trasmissioni televisive. Di certo, o quasi, c'è che Yara è morta la sera della sua scomparsa nel campo di via Bedeschi dove è stata trovata per caso da un appassionato di aeromodellismo.Non sono state ancora chiarite le cause del decesso ("Servirà molto tempo, forse mesi per avere certezze" ha spiegato il procuratore), visto che le ferite ("Compatibili con un'arma da taglio") su collo, polsi, schiena e gambe sono superficiali e non sarebbero state letali.Stesso discorso per le contusioni sulla testa e sulle guance. Più probabile che Yara sia morta dopo qualche ora di agonia, uccisa dalle ferite e dal freddo nel campo in cui il suo o i suoi assassini ("Non ci sono elementi per dire che ci sia uno o più colpevoli") l'hanno lasciata. Certamente non è morta dissanguata e nemmeno per strangolamento. E a quanto pare le ferite sul suo corpo non confermano un tentativo estremo di difesa da parte della ginnasta.Sui pantaloni e sugli slip sono stati trovati segni compatibili con le ferite trovate su schiena e gambe, quindi è escluso che sia stata rivestita in un secondo momento. "Non ci sono segni evidenti di violenza sessuale – precisa Meroni – ma questo non esclude che ci sia stato un tentativo". Il reggiseno della giovane, infatti, era sganciato.Purtroppo l'analisi e la comparazione del Dna non ha prodotto risultati: sono stati rilevati due diversi profili genetici, uno maschile e uno femminile, sui guanti che la 13enne aveva in tasca, "ma non corrispondono a familiari né alle persone i cui profili sono conservati dalle forze dell'ordine". Nessuna traccia, invece, sul corpo e sugli altri oggetti che Yara aveva con sé: la batteria del cellulare, la sim card, le chiavi di casa e un iPod.

Potrebbero interessarti anche...