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Umbria Jazz Winter: conclusasi il 2 gennaio, queste sono state le novità

Una delle proposte piu’ curiose di Umbria Jazz Winter, che si è chiusa il 2 gennaio,  e’ quella che ricicla in chiave moderna la formula della brass band, antica come il jazz. Ce ne sono due in cartellone, la Pocket Brass Band di Ray Anderson e la Brass Bang! di Paolo Fresu. In entrambi i casi si tratta di un quartetto.

La prima band oltre al trombone del leader comprende la tromba di Lew Soloff, storico membro delle orchestre di Gil Evans e Carla Bley, la tuba di Matt Perrine e la batteria di Bobby Previte. Tutti musicisti che si conoscono e frequentano da tempo e che vantano quindi una consolidata sintonia. La seconda e’ ancora piu’ ‘estrema’, perche’ la formazione prevede quattro fiati: le due trombe di Fresu e Steven Bernstein (il leader dei Sex Mob), la tuba di Oren Marshall ed il trombone di Gianluca Petrella, rinunciando in pratica a ogni accompagnamento ritmico, a parte quello della tuba.

Proprio il respiro possente del basso tuba e’ cio’ che accomuna i due gruppi, oltre naturalmente agli echi delle polifonie di ottoni, marchio di fabbrica del jazz delle origini che a cavallo degli anni dieci e venti del secolo scorso si sviluppava tra New Orleans, Chicago e New York. Assolutamente moderno e’ invece il fraseggio, che potrebbe avere nella Brass Fantasy di Lester Bowie un credibile punto di riferimento, ivi compreso il senso del grottesco ed il gusto della fanfara che fa tanto street band. La musica di questa nuova via alla vecchia brass band e’ divertente ma non solo, perche’ tutti i musicisti che vi sono coinvolti hanno un approccio originale al genere e vi travasano una forte sensibilita’ contemporanea.

Se questo e’ l’aspetto musicalmente piu’ interessante, Umbria Jazz si appresta pero’ a vivere il momento ludico per eccellenza, che si traduce nei due veglioni a ritmo di jazz per festeggiare il nuovo anno. Domani pomeriggio, altro clou del cartellone e’ il tradizionale concerto in Duomo con il coro gospel dei Selvy Singers, una famiglia dell’Arkansas interamente votata alla cultura della musica religiosa tipica delle comunita’ nere americane.

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