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Tokyo e il terremoto: hostess disperate, spaghettate alla ambasciata d’Italia

Roppongi, il quartiere dei divertimenti di Tokyo, risente della crisi del Giappone dopo il disastro nucleare e il terremoto: c’è poca gente in giro, molti locali sono chiusi e anche molte luci sono spente, per consumare meno in questo momento di incertezza energetica.

Per questo le “regine della notte” di Tokyo sono disperate. I clienti non arrivano. Se li chiamano a casa, le prendono pure a male parole. Le hostess dei locali della zona non sanno quando finirà. Anche se molte si ostinano a essere ottimiste, e dicono che presto si tornerà come prima, per ora sanno che i clienti disposti a mettere sul tavolo 400 euro per il piacere di frequentarle sono spariti.

Le hostess non sono prostitute: il loro lavoro – ambìto anche da non poche giovani straniere – consiste nel vezzeggiare, ridacchiare, far sentire l’uomo al centro dell’attenzione, versare da bere, accendere la sigaretta, accompagnarlo infine al taxi profondendosi in inchini di congedo. Un po’ difficile da capire, per i maschi occidentali.

Per ora le discoteche sono vuote e i loro manager hanno capito che è il momento della solidarietà: ben pubblicizzata (“Una parte del biglietto d’ingresso andrà alla Croce Rossa”), può anche diventare un’idea di marketing per riacchiappare clienti. Vengono mandate in giro e-mail con scritto: “Dopo la peggiore settimana in Giappone dalla seconda guerra mondiale avevamo pensato di cancellare tutto. Molti però vogliono tornare alla normalità e di accantonare parte dello stress parlando con gli altri”.

Un segnale di crisi inequivocabile, scrive Stefano Carrer sul Sole 24 Ore, sono i tassisti fermi in code chilometriche: il business era fiorentissimo ancora la sera del terremoto, poi è crollato.

Tuttavia, scrive ancora Carrer, segnali di ripresa e di speranza cominciano ad arrivare, “nell’unica città del mondo che dopo un simile terremoto non ha mostrato non solo edifici crollati, ma nemmeno vetri rotti, semafori piegati. Un miracolo di tecnologia costruttiva che fa il paio con la resistenza mirabile al panico, proseguita di fronte all’allarme atomico: è stata ultimata a 634 metri la nuova Sky Tree, la torre televisiva più alta del mondo: in questi giorni si è continuato a lavorare a quelle altezze. Oggi riapre la “vecchia” Tokyo Tower, anche se la sua cima è stata leggermente piegata dal sisma. Torna visitabile anche il museo nazionale e quello di arte moderna. Contrasto stridente con la fuga delle ambasciate straniere. Quella italiana è una delle pochissime rimaste aperte e operative 24 ore su 24, con spaghettata serale. No, qui la vita non si ferma. Questa città può riprendersi e lunedì riaprono i corsi all’Istituto italiano di cultura”.

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