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’Sesso spaziale’: gioie e problemi del viaggio verso Marte

Nei film di fantascienza che riguardano futuristici viaggi spaziali su lontanissimi pianeti tra tecnologie all’avanguardia e oscurità dell’immenso universo, non possono mancare le avvincenti storie di amore. Oggi che i viaggi nello spazio costituiscono una realtà e che uomini e donne possono accedere all’ambito e affascinante ruolo di esploratore spaziale, lo psichiatra Joseph Rhawn, appassionato di astrobiologia, ha sollevato la questione della vita sessuale degli astronauti nel libro “Missione umana su Marte. Colonizzare il pianeta rosso”.

La pubblicazione, che di scientifico ha poco, pone comunque un quesito interessante: cosa succede quando si consumano rapporti sessuali nello spazio? Infatti immaginare che tra un uomo ed una donna confinati in un ambiente ristretto per un tempo decisamente lungo (un viaggio su Marte ha una durata stimata intorno 520 giorni), non si instaurino dei legami che vadano oltre alla semplice amicizia e al sano rapporto professionale può sembrare impossibile.

L’uomo è fondamentalmente un ‘animale sociale’, soggetto ad istinti e passioni che potrebbero essere difficili da dominare in situazioni di ‘pericolosa’ vicinanza. Rhawn ha preso ad esempio il caso delle missioni in Antartide, dove nell’ambiente confinato della stazione polare durante i lunghi mesi invernali non sono mancati episodi di amorose liaisons tra i partecipanti.

Ma se l’Antartide, per quanto luogo remoto, isolato ed inospitale per l’uomo, è sulla Terra, ben altre sono le condizioni fisiologiche del corpo umano nello spazio. L’assenza di gravità e le modalità di movimento nei moduli spaziali costituiscono sicuramente il primo dei problemi: è difficile immaginare una ‘performance’ mentre si fluttua nell’abitacolo della propria navicella, anche se la fantasia ed invettiva umana saprebbe sicuramente risolvere il problema.

Tralasciando la ‘scomodità’ della pratica in sé, si ripropongono anche problemi di carattere fisiologico legati al’esposizione ai raggi cosmici, raggi che come quelli delle comuni radiografie possono causare malattie e mutazioni genetiche, ma la cui intensità è decisamente superiore e dannosa per la salute. Tra le conseguenze di questi fattori ci sono endometriosi, mestruazioni retrograde, variazioni ormonali, alterazioni dei gameti maschili, anomalie nell’embrione e nello sviluppo fetale, aborto spontaneo, alterazioni genetiche e altre patologie che potrebbero insorgere e che non conosciamo, essendo questa una realtà poco esplorata. Infatti i sovietici, come ha fatto notare Rhawn, hanno addirittura osservato che facendo accoppiare due topi nello spazio, non ci sia stato concepimento.

Gli effetti di un rapporto sessuale, e di una eventuale gravidanza nello spazio, sono sicuramente sconosciuti, ed anche se giunti finalmente sul pianeta rosso gli effetti della microgravità non sarebbero più un problema, rimane comunque un’incognita la reazione del delicato sistema dell’organismo umano agli effetti del clima e dell’atmosfera marziani. Che la colonizzazione dello spazio sia la base per una nuovo, non troppo fantascientifico passo, nell’evoluzione della specie umana?

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