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Matrimoni: sempre più da grandi, sempre più alla grande (ma sono sempre meno)

Ci si sposa semopre meno, ma quando lo si fa, dev’essere in grande: è il ritratto del “giorno del sì” italiano, tratteggiato dal Sole 24 Ore. I dati Istat, fermi al 2008, dicono che i “sì” pronunciati in quell’anno furono 250mila, il livello più basso degli ultimi trent’anni.

Se il numero delle nozze si abbassa cresce l’età degli sposi: 33 anni l’età media degli uomini, 30 quella delle donne: sei anni in più rispetto agli anni ’70.

In quei 700 matrimoni al giorno – contro i 1148 del 1972 – non si bada a spese. Il business nuziale è un giro che nel 2010 toccherà con ogni probabilità i 10 miliardi e mezzo, con punte giornaliere di 53mila euro: il doppio rispetto al 2001.

Nel dettaglio, a pesare sui novelli sposi è prima di tutto il ricevimento: se nove anni fa per il banchetto si spendevano in media 7700 euro, oggi se ne spendono tra i 13750 e i 18680 euro, a cui bisogna poi aggiungere all’incirca 2mila euro per addobbi e bouquet. E si parla di matrimoni anche con rito civile, scelto da una coppia su tre.

Segue la luna di miele, raddoppiata in dieci anni: da 2000 euro a una media di 4500. Se poi la sposa per quel giorno vuole essere “principesca”, nella nota spese vanno aggiunti fino a 7mila euro. Ma non si pensi che sia solo una mani femminile: negli ultimi tempi anche gli sposi vogliono essere al top per il “grande giorno”: e se nel 2001 spendevano, in media, 550 euro, oggi il costo del completo si aggira tra i 1100 e i 2600 euro.

Il motivo, spiega Francesco Casetti, docente di film & media studies all’Università di Yale, è che “In una civiltà in cui i grandi riti del passato sono tramontati cresce il bisogno di raccontare il grande evento di vita quotidiana, costruendosi una sorta di album dei ricordi in cui rispecchiarsi e diventare, almeno per un giorno, protagonisti della storia”.

E se mancano idee, non serve disperarsi: su Sky è in arrivo un canale interamente dedicato a tutto ciò che ruota intorno al giorno del sì.

Lanciato in gran Bretagna nel 2006, “Wedding Tv” è già presente in Islanda, Russia, Scandinavia, Turchia, Ungheria, Repubblica Ceca, Australia, Polonia, Ucraina, Africa e Malesia. E i modi per spendere ancora di più di certo non mancheranno.

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