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Groupon: un affare per i clienti, un disastro per gli esercenti

NEW YORK – Sarà anche un buon affare per i clienti, ma di certo non lo è per gli esercenti. Parliamo di un business model, quello dei gruppi d’acquisto on-line, sempre più popolare anche in Italia.

Leader (finora) indiscusso del settore è Groupon, che offre agli utenti buoni sconto per particolari attività o servizi, dalla cena al ristorante alla messa in piega, a patto che un determinato numero di persone aderisca all’affare.

Negli Stati Uniti, però, Groupon si sta attirando le critiche degli stessi esercizi che, apparentemente, avrebbe cura di promuovere.

Parrucchieri, beauty-center, palestre e ristoranti rimarrebbero, infatti, strangolati dalle perdite causate proprio da questo servizio, conveniente per gli utenti (che hanno la possibilità di pagare anche il 50 per cento in meno attraverso i coupon venduti su internet) e soprattutto per le piattaforme che lo coordinano, ma letale per i commercianti.

In pochi sanno, infatti, che metà dei soldi spesi dagli utenti per una cena, una messa in piega, una vacanza, vanno automaticamente a Groupon. E il guadagno degli esercenti, che già offrono i propri servizi a metà prezzo, corrisponderebbe dunque a un misero 25 per cento di quanto incasserebbero da un cliente “normale”.

Il sito americano Gawker ha raccolto le lamentele di alcuni di loro e ha appurato che, se pur non esiste alcuna truffa, è bene che chi gestisce un’attività faccia bene i conti con i costi che aderire a Groupon comporta, senza lasciarsi incantare dalla promessa di fiumi di nuovi clienti adescati su internet.

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